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Autore:
Raffaele Di Pasquale |
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14 Marzo 2011
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I giochi sportivi di squadra fanno parte
degli sport di situazione. In queste
discipline si evidenzia una motricità a
prevalente dominio tattico - strategico.
La prestazione è determinata dalla
capacità di adattamento della tecnica a
situazioni indeterminate e non
predefinite che variano continuamente in
tempi brevissimi e che l’atleta deve
fronteggiare con risposte motorie
adeguate, con la massima rapidità e
precisione possibili. Negli sport di
situazione la correttezza del gesto
tecnico richiesto dipende dall’esattezza
delle informazioni che il S.N.C.
trasmette, dopo averle elaborate, al
sistema muscolare.
Ciò avviene attraverso la lettura dei
segnali che ci dà l’avversario, a tal
proposito fondamentale è il ruolo dei
neuroni specchio(1), la valutazione
della traiettoria dell’attrezzo e
possedendo la capacità di movimento
adeguata per compiere lo spostamento
alla velocità richiesta dalla situazione
di gioco. Così l’atleta si troverà sul
punto d’impatto della palla oppure nello
spazio richiesto. Fondamentale a tal
proposito è il ruolo della memoria,
nelle sue varie forme, per velocizzare
il processo di elaborazione della
risposta.
Pertanto, nei giochi sportivi gli
aspetti cognitivi hanno un’incidenza
notevole sull’esito positivo o negativo
dell’attività. Infatti, i giocatori,
durante il gioco, devono confrontarsi di
continuo con fattori di vario genere:
gli attrezzi di gioco ed i
loro movimenti; l'obiettivo da
raggiungere; i compagni di squadra, gli
avversari ed i loro spostamenti; lo
spazio entro il quale si gioca, il tempo
di gioco; i vincoli posti dai
regolamenti, le varie condizioni esterne
(luce, caratteristiche del terreno di
gioco le condizioni atmosferiche); gli
influssi di vario genere esercitati dai
comportamenti arbitrali, dagli
spettatori, ecc.
Tutto ciò presuppone continui processi
di presa, elaborazione e memorizzazione
delle informazioni. Il giocatore, prima
di compiere un gesto tecnico, deve
inserire una serie di dati nel suo
cervello. Questa fase è definita come
immissione degli input. Questi input
vengono confrontati, valutati ed
elaborati nella fase di elaborazione. Il
risultato che ne scaturisce è il
progetto mentale che dà luogo
all’esecuzione motoria cioè la fase
output. Più il suo pensiero è ricco di
operazioni mentali, maggiore è la
probabilità di trovare soluzioni di
gioco efficaci. In realtà non c’è una
netta separazione tra processi
percettivi, cognitivi e motori; non
esiste una gerarchizzazione sequenziale
del tipo: prima osservo, poi comprendo e
poi eseguo.
Si tratta di una rappresentazione
circolare, in quanto il giocatore ripete
tali operazioni mentali in modo
iterativo, passando dall’osservazione
della situazione di gioco contingente,
al confronto di quanto ha osservato con
le proprie conoscenze tattiche in
proposito, fino alla scelta dell’azione
pertinente e così via. Dunque il
comportamento tattico è il fattore che
caratterizzante i giochi sportivi ed il
complesso degli sport di situazione. In
tali attività, il comportamento di
ciascun contendente, o meglio di ciascun
giocatore, ha sempre un fondamento
tattico, poiché costituisce in ogni caso
il risultato di una scelta, tra una
serie più o meno vasta di possibili
soluzioni del problema motorio che si
pongono in un determinato tempo di
gioco. Costruire il percorso di
organizzazione del gioco di squadra
attraverso le categorie di spazio e
tempo individuali significa mettere al
centro del processo dell’allenamento
calcistico il giocatore inteso
nell’accezione più ampia di “ Unità
Significativa “, cioè come colui che
nella data situazione, adesso ed ora, in
maniera personalizzata ed in piena
autonomia esegue una decisione
consapevole. Per saper operare la scelta
giusta dal punto di vista tattico-
strategico il calciatore deve essere
continuamente sollecitato dal punto di
vista senso-percettivo, attenzionale e
di concentrazione. La metodologia
operativa fa compiere un notevole passo
in avanti al concetto di allenamento
calcistico, inteso non più come capacità
meccanica di assimilazione,
memorizzazione e ripetizione ma come un
processo personale di costruzione attiva
delle conoscenze.
Acquisito che i principi di gioco non
sono compartimenti stagni, ma
relazionati tra di loro e che le fasi di
gioco si susseguono in maniera dinamica
ed interattiva, gli apprendimenti
tecnico tattici vanno promossi
attraverso reali situazioni di gioco in
maniera tale da renderli fruibili nei
diversi contesti. Quindi situazioni
reali con un approccio globale,
sistemico, attraverso la pedagogia
dell’indagine per educare la creatività
del calciatore a trovare risposte
efficaci sapendosi adattare al variare
delle situazioni contingenti. Siccome
nel gioco del calcio, caratterizzato da
un elevato grado di incertezza, i limiti
temporali imposti dalle azioni
consentono di percepire solo ciò che
viene ricercato attivamente, assume
particolare importanza nel corso del
processo operativo sollecitare ed
affinare le capacità dell’atleta di
realizzare ipotesi previsionali. Per
educare il calciatore ad agire in modo
consapevole la metodologia operativa
adotta le seguenti strategie: - aumento
graduale degli stimoli; - variazione
delle situazioni di contesto; - modifica
del concatenamento degli stimoli; -
incremento progressivo del grado di
compatibilità fra stimoli e risposte.
Ciò perché l’ambiente variabile e
difficilmente prevedibile delle attività
sportive aperte condiziona il gesto
tecnico che deve essere costantemente
modificato ed adattato per conformarsi
alle richieste della situazione. Le
fonti di maggiore variabilità derivano
dall’avversario, che con le sue
iniziative, ad esempio manifestando
false intenzioni, può condizionare
l’andamento dell’azione. Nel calcio,
quindi è necessario associare
all’elaborazione automatica anche
un’elaborazione di tipo controllato.
Quest’ultima può realizzarsi soltanto
attraverso un controllo cosciente che è
necessariamente più lento e dispendioso
ma che offre la possibilità di porre
delle modifiche all’azione durante il
suo stesso svolgimento in relazione alle
variabili delle situazione ed in base
alle ipotesi previsionali dei soggetti
coinvolti nell’azione stessa. Così le
azioni tattiche rappresentano un agire
interattivo e comportamentale dei
contendenti mirato ad influenzarsi
reciprocamente, con lo scopo di creare
delle difficoltà all’avversario
concedendogli un tempo d’azione il più
possibile ridotto e restringendo il suo
spazio di manovra. Quanto più un
giocatore riesce ad acquisire dei
vantaggi temporali e spaziali
sull’avversario tanto più riuscirà a
gestire efficacemente la situazione di
gioco e ad avere l’iniziativa su di
esso. Questi concetti sono validi anche
per i difensori che non vanno
considerati come soggetti passivi in
grado di adattarsi semplicemente alle
situazioni determinate dagli attaccanti,
ma come elementi attivi che provocano le
azioni piuttosto che subirle.
L’atteggiamento tattico è chiaramente
comune ad entrambe le squadre: infatti,
durante una competizione tutti i
giocatori adottano comportamenti
tattici, sia che si trovino in
situazione di attacco che di difesa.
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Le quattro fasi di
lavoro della seduta operativa |
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1) Fase dell’attenzione;
2) Fase della discriminazione;
3) Fase dell’analisi;
4) Fase della disponibilità.
I fase: il lavoro viene
proposto per gruppi (questi possono
essere costituiti per catene o per
reparti contrapposti);
II fase: le idee vengono
selezionate e gerarchizzate negli
intergruppi costituiti da elementi
appartenenti a due reparti;
III fase: eventuali
interventi di recupero o di rinforzo con
esercizi ed esercitazioni a coppie e per
ruoli omologhi;
IV fase: le idee vengono
riproposte nelle squadre o nei gruppi
composti da giocatori di tutti i reparti
e diventano soluzioni condivise. Tale
processo operativo educa a trovare,
individualmente o per gruppi, le "mappe
concettuali"di un contenuto tattico che
partendo da un"nodo", vengono collegati
tra loro, mediante situazioni "legame".
L'allenatore arricchendo sempre più
l'esperienza dei calciatori, come
contesto di apprendimento, promuove ed
affina competenze e padronanze. Nel caso
di elementi in difficoltà l'allenatore
costruirà "un'impalcatura" più forte.
Ricercherà gli elementi già conosciuti a
cui agganciare nuove conoscenze, guiderà
la ricerca dei concetti chiave e delle
loro relazioni, proporrà trasposizioni
dal concreto all'astratto e viceversa,
che una volta condivisi ed accettati
rappresenteranno la base per la
consapevolezza cognitiva necessaria per
gli apprendimenti ulteriori. |
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In ogni tipo di movimento, motorio,
tecnico o tattico si è costretti
continuamente ad adeguarsi alle
dimensioni spaziali e temporali.
Non esiste azione motoria che non sia
condizionata dagli aspetti spazio -
temporali.
I contenuti nella loro organizzazione
temporale vengono presentati seguendo
questi principi: dal “facile al
difficile”, dal “semplice al complesso”,
dal “noto all’ignoto”.
La metodologia operativa delinea in
maniera precisa i suesposti principi
didattici e pedagogici:
- Dal facile al difficile
= percorso didattico tendente a
modificare l’ambiente esterno rispetto a
un determinato compito motorio, tecnico
o tattico. Ad esempio: è facile correre
su una superficie ampia e stabile
(pavimento della palestra), è già più
difficile correre su una serie di
materassini (superficie instabile) è
molto più difficile correre su una serie
di panche (superficie limitata e
sopraelevata). Quindi mentre viene
mantenuto fisso il compito motorio si
agisce sulle modificazioni ambientali
stimolando, così la capacità di
adattamento dei movimenti.
- Dal semplice al complesso
= percorso didattico tendente a
modificare il livello coordinativo
previsto dagli esercizi. Ad esempio: è
facile correre a corpo libero, è più
difficile correre palleggiando una
palla, è molto più difficile correre
palleggiando in uno spazio delimitato.
Quindi ogni esercizio prevede un livello
coordinativo sempre più elevato
stimolando la capacità di controllo del
movimento.
- L’ultimo aspetto pedagogico riferibile
ai contenuti è il percorso dal
noto all’ignoto, cioè la
scoperta, da parte dell’allievo, di
nuove soluzioni o interpretazioni del
compito motorio. Ovviamente tale salto
può essere effettuato solo dal ragazzo e
richiede interventi induttivi da parte
del docente, interventi che offrano
opportunità di libero apprendimento da
parte degli allievi. |
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Superiorità, parità ed inferiorità
numerica;
opposizione passiva, semiattiva, attiva;
riduzione ed adattamento dello spazio;
limitazione dei tocchi;
tempo compattato;
tema tattico particolare. |
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Per esercizio si intende un gesto
(esercizio degli arti superiori, degli
arti inferiori, del busto, una
combinazioni arti superiori – inferiori
– busto, etc) o compito motorio
definito,singolare, eseguito in forma
individuale ed a coppie (un salto, un
passaggio, un palleggio, una
capovolta,…….) con il quale si tende a:
- un apprendimento ex novo;
- un affinamento di un gesto già
appreso;
- una correzione di un gesto;
- una automatizzazione di un gesto o
compito motorio.
L’insieme degli esercizi, la loro
concatenazione, la loro progressione
rende realizzabile il “fare” che
contraddistingue l’esplicazione delle
abilità e competenze motorie e tecniche.
Per esercitazione si intende una serie
di esercizi concatenati tra di loro come
un unico compito motorio. Ne possono
essere un esempio:
- i “percorsi ginnastici” (per lo
sviluppo delle capacità coordinative);
- il “circuit-training”(per il
potenziamento organico muscolare);
- il “lavoro a stazioni” (per
l’affinamento tecnico);
- il “lavoro seriale” (per l’affinamento
della capacità di controllo motorio);
- il circuito situazionale (per la
concatenazione dei fondamentali tecnici
della disciplina).
Per applicazione ludica si
intende la presentazione di un esercizio
o esercitazione in veste giocosa e
divertente. Il ludico serve,
fondamentalmente, a stimolare la
motivazione e la voglia di fare anche in
relazione a momenti esercitativi
(ripetitivi) legati a fasi di
consolidamento e/o automatizzazione del
movimento. Le applicazioni ludiche, come
i giochi, possono anche essere legate a
fasi applicative in chi vengono
impiegati, razionalmente e per obiettivi
volitivi, i comportamenti motori
appresi. Mentre il gioco è sempre
ludico, l’applicazione ludica non
corrisponde sempre a un gioco.
Il gioco è l’applicazione ludica per
eccellenza con la caratteristica
fondamentale di suscitare piacere in chi
lo pratica. Il gioco puro, quello che il
bambino realizza da solo, è
difficilmente riproducibile sul campo o
durante le nostre attività motorie. Ci
si può avvicinare ad esso rispettando
alcuni criteri:
- facilità e gradualità applicativa che
consenta a tutti di partecipare con
soddisfazione e divertimento;
- regole elastiche e adattabili al
contesto (agli allievi, alla situazione,
all’ambiente);
- durata limitata al piacere manifestato
dai partecipanti;
Il gioco è uno strumento educativo
eccellente per le sue valenze emotivo –
affettive che investono la sfera sociale
degli allievi (collaborazione, rispetto,
senso di appartenenza, valori etici, …).
Il gioco oltre a stimolare tali aspetti
è anche strumento applicativo degli
apprendimenti consolidati, cioè
attraverso il gioco è possibile mettere
in azione quei gesti che il giovane
calciatore sta apprendendo nel cammino
educativo, ad esempio: se si sta
lavorando sull’abilità generale e/o
speciale del lanciare – ricevere, è bene
strutturare una serie di giochi che
concludano gli allenamenti richiedendo
l’applicazione del lanciare – ricevere
in modo che l’allievo possa
immediatamente collegare ciò che sta
apprendendo con la sua immediata
applicazione.
Quindi, quando è possibile, è bene
strutturare dei giochi applicativi dei
comportamenti motori oggetto di
apprendimento. I contenuti presentano
differenti modalità applicative che
consentono loro di rendere multilaterale
e polivalente l’ educazione motoria e
sportiva: |
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Forme esecutive
secondo i concetti di multilateralità e polivalenza |
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- L’esecuzione individuale è
fondamentale per l’apprendimento
motorio, per il consolidamento
dell’apprendimento e per
l’automatizzazione del gesto tecnico.
Inoltre consente un rapporto
individualizzato e adeguato tra
l’allievo, le sue capacità motorie e il
contesto di apprendimento. È
fondamentale garantire sempre un momento
di confronto individuale tra l’allievo e
il contesto operativo motorio, in tale
azione si riversano quegli aspetti
soggettivi e singolari che solo
l’allievo può far emergere e apprezzare
consapevolmente.
- L’esecuzione a coppie diviene
fondamentale come momento di
consolidamento - perfezionamento o di
applicazione degli apprendimenti.
Lavorare con un partner presenta
elementi educativi molto importanti:
- stimola l’adeguamento al ritmo e alla
dinamicità del compagno;
- consente un confronto con un altro
modello esecutivo;
- tende a motivare l’attività stimolando
la collaborazione con il partner;
- consente di mettere alla prova le
proprie capacità in relazione all’azione
esercitata sul partner o all’azione
esercitata dal partner.
- L’esecuzione in piccolo gruppo
presenta le stesse caratteristiche
dell’esecuzione a coppie e in più
aggiunge una funzione applicativa in
quanto aumenta le variabili presenti
nell’esercitazione in relazione al
maggior numero di partners presenti.
Tale tipo di esercitazione, inoltre,
consente più facilmente l’organizzazione
ludica o in forma di gara.
- L’esecuzione in gruppi collaborativi
tende, fondamentalmente ad applicare gli
apprendimenti consolidati in situazioni
in cui è necessario collaborare con i
compagni per raggiungere un fine comune.
In tali esercitazioni si tende alla
velocizzazione delle esecuzioni tecniche
oppure al corretto collegamento tra le
azioni dei vari componenti del gruppo. -
L’esecuzione in squadre competitive
contempla il confronto diretto tra
squadre opposte le une alle altre. In
esse emergono, in forma più evidente,
anche gli aspetti tattici e strategici
del gioco. Interessante notare che, in
tali attività, emergono aspetti
collaborativi di elevato contenuto
cognitivo relativi al senso di aiuto da
dare ai compagni in difficoltà per far
si che gli avversari non abbiano la
meglio in una determinata fase di
confronto (un esempio di ciò è la
“copertura difensiva” che bisogna dare a
un compagno che sia stato superato dal
diretto avversario). |
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La variabilità dei
contenuti |
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Variabili spaziali: vicino
– lontano – alto – basso – lungo – corto
– ampio – ristretto; tali variabili
devono stimolare l’allievo ad utilizzare
diversi aggiustamenti in relazione al
compito motorio da realizzare. Ad
esempio: passare una palla a un compagno
vicino richiede un impulso di forza più
blando rispetto a uno stesso passaggio
effettuato verso un compagno lontano.
Quindi creare esercizi in cui l’allievo
sia costretto ad adeguare i suoi
passaggi a distanze differenti consente
lo sviluppo di un corretto controllo
dell’impulso di forza; tali esercizi
potrebbero essere codificati in diverse
tipologie: ad impulso di forza crescente
– decrescente – random - …….
Variabili temporali: lento
– veloce – successivo – simultaneo; tali
variabili devono stimolare l’allievo a
controllare il movimento in relazione
alle percezioni selezionate rispetto a
compagni o oggetti in movimento. Ad
esempio: spostare il corpo per stoppare
una palla imprecisa che viaggia su una
traiettoria balistica lenta richiede un
aggiustamento molto diverso rispetto
allo stesso aggiustamento da fare su una
palla veloce che viaggia su una
traiettoria diretta. Oppure dover
calciare più palle lanciate
successivamente richiede una
aggiustamento differente rispetto a
dover controllare due palle lanciate con
due parabole e da due zone di campo
diverse.
Variabili qualitative: riguardano la
qualità del movimento richiesto e
dipendono dalle caratteristiche
intrinseche delle esercitazioni. Ad
esempio: eseguire un controllo usando
palle e palloni di diversa pesantezza,
dimensione, forma, richiede un
aggiustamento di tipo qualitativo
(esempio fare una serie di passaggi con
palloni di diverse dimensioni,
consistenza, pesantezza, …)
Variabili quantitative:
riguardano la quantità di azioni
tecniche richieste o l’utilizzo di più
palloni con le stesse caratteristiche.
Ad esempio: passarsi a coppie due
palloni contemporaneamente è un esempio
di variabile quantitativa che va ad
incidere sulla velocità dei movimenti.
Variabili esecutive: riguardano le
diverse modalità con cui eseguire un
determinato gesto tecnico. Rimanendo
all’esempio del passare – ricevere, la
variabile esecutiva si manifesta quando:
lancio e ricevo dal posto (forma
statica) – lancio e ricevo in corsa
(forma dinamica) – lancio e ricevo in
salto (forma dinamica in equilibrio di
volo) – lancio e ricevo in tuffo - ……
Variabili ambientali:
riguardano il concetto dal facile al
difficile e consistono nel modificare
l’ambiente in cui si esegue lo stesso
movimento o gesto tecnico. Esempio:
correre su una superficie piana e
stabile (pavimento) è facile; correre su
una superficie piana ma instabile (serie
di tappeti) è già difficile; correre su
una superficie limitata e sopraelevata
(serie di panche svedesi) è ancora più
difficile. Tutti gli esercizi che,
mantenendo fisso il compito motorio, ne
variano il contesto ambientale agiscono
su tale tipo di variabile.
Così come esercitarsi in un campo di
grande dimensioni è diverso se lo stesso
compito deve essere svolto in campo di
dimensioni ridotte.
Variabili coordinative:
riguardano il concetto di difficoltà
(percorso didattico che si muove dal
semplice al complesso) e consistono
nell’aumentare il grado coordinativo
richiesto nell’esercizio. Esempio:
camminare palleggiando una palla al
suolo è semplice; correre palleggiando
al suolo è complesso. Tutti gli esercizi
che aumentano progressivamente il
livello coordinativo modificando il
movimento richiesto, agiscono su tale
tipo di variabile.
Variabili percettive:
riguardano gli aspetti di selezione
delle informazioni e sono riconducibili
alla selezione semplice o complessa
delle informazioni. Esempio: lanciare e
afferrare a coppie una palla è una
situazione percettiva semplice;
afferrare e ricevere a coppie due o tre
palle contemporaneamente è una
situazione percettiva complessa. Ogni
volta che l’esercizio aumenta o
diminuisce la quantità di percezioni
necessarie per realizzare il compito
motorio si agisce su tale tipo di
variabile. |
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L’esercitazione è valida per allievi
capaci di controllare, con sufficiente
padronanza, i fondamentali tecnici
sportivi (abilità specifiche). In ambito
calcistico tale metodologia è
applicabile laddove è garantita la
presenza di gruppi di allievi abbastanza
omogenei per abilità tecniche e capacità
motorie.
Il metodo consiste nello strutturare un
circuito, di tipo SITUAZIONALE appunto
(cioè con esercizi molto simili alla
reale situazione di gioco), in cui
l’allievo deve operare con velocità e
precisione, alternando l’uso dei
fondamentali tecnici specifici di quello
sport.
Eseguito in velocità è anche un metodo
di richiamo per la resistenza speciale
relativa alla disciplina.
L’organizzazione ottimale di tale
circuito richiede:
1. La suddivisione della squadra
in gruppi.
2. Attività alternata, cioè un
gruppo alla volta.
3. La collaborazioni dei gruppi
in attesa per: Recuperare i palloni e
smistarli nelle stazioni in cui servono.
Creare le situazioni tecniche richieste
dal circuito. L’esercitazione deve
durare dai 3’ di 5’ con partenza
successiva degli allievi che formano il
gruppo di lavoro.
Con questa metodica si ricreano azioni
parziali di gioco nelle quali, senza
indicazioni predeterminate, gli allievi
risolvano il problema motorio (azione
tecnico – tattica) scegliendo una
soluzione tra quelle possibili. |
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1) Nel momento in cui vediamo una
persona compiere un gesto, reagiamo a
livello di corteccia cerebrale, proprio
nella zona motoria. Sono i “neuroni
specchio” che si mettono “in moto”
quando colgono l’azione esterna. Tutti
usiamo questi neuroni: quando, ad
esempio, incrociamo altre persone
salendo sull’autobus, nel cervello si
attiva istantaneamente una copia
dell’intero schema motorio dei loro
movimenti e così evitiamo di scontrarci.
Dunque, grazie all’esistenza di queste
particolari cellule nervose, scoperte da
un gruppo di neurofisiologi
dell’Università di Parma diretto dal
prof. Rizzolati, il nostro cervello è in
grado di rappresentare dentro di sé le
azioni compiute da un altro; in pratica,
mentre li osserviamo, riusciamo a
comprendere i gesti degli altri
replicandoli nella nostra mente cioè
anticipandoli. I campioni “riescono a
vedere” l’intera sequenza motoria degli
avversari, già dai loro primissimi
movimenti, grazie a catene di “neuroni
specchio dedicati ad un’azione
specifica”.
Inoltre, l’attivazione di queste
particolari cellule avviene sia quando
compiamo un gesto che quando lo
immaginiamo.
Sono tutt’ora in corso degli studi per
conoscere meglio il funzionamento dei
neuroni specchio e le conseguenze
pratiche, che nell’ambito sportivo si
potranno tradurre nell’utilizzo di
metodologie di allenamento innovative. |
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Raffaele Di Pasquale, Allenatore Professionista
di 1^ Categoria.
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