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Note Legali

  Canale Alimentazione e Diete
  | Integratori: utilizzo e diffusione
  | Autore: Abele Guerini | Fonte: www.sportwebinforma.it

| Premessa
Il problema degli integratori alimentari è sicuramente interessante, anche se controverso. Il vero rischio in materia è costituito dall’utilizzo che molti calciatori dilettanti fanno di tali sostanze, di solito in modo autonomo e spesso a sproposito, con sicuri pericoli per la propria salute. Ci sembra quindi importante trattare l’argomento correttamente e per esteso, avvalendoci di un testo redatto dal Prof. C. Botrè, Direttore del Laboratorio antidoping FMSI-CONI, e dal Prof. C. Tranquilli dell’Istituto di Scienza dello Sport – CONI. Pubblichiamo in questo numero la prima parte, cui seguirà nel prossimo la seconda. 
|  Farmaci, integratori e regolamenti antidoping
E’ a tutti evidente che l’atleta, ancor prima di essere tale, è una persona che ha gli stessi diritti individuali di ogni altro cittadino alla salvaguardia della salute, alla prevenzione ed eventuale cura delle malattie. E’ altrettanto vero che l’atleta, tesserato con Federazioni Sportive Nazionali e con le organizzazioni riconosciute dal CONI, è tenuto al rispetto di regolamenti che disciplinano il sostegno biomedico e farmacologico alla sua persona ed alla sua attività. Dal punto di vista pratico le sostanze e i metodi proibiti, nonché le sostanze soggette a particolari restrizioni d’uso, sono a tutt’oggi elencate nella lista di classi di sostanze e metodi vietati inserita nel Codice Antidoping del Movimento Olimpico, redatto e aggiornato dal CIO, approvato dall’agenzia mondiale antidoping (WADA) e recepito in Italia dal regolamento antidoping del CONI; esiste quindi, nell’ambito delle sostanze consentite, oltre all’impiego di prodotti galenici, omeopatici e/o di erboristeria, che ovviamente non contengano le sostanze vietate di cui sopra, anche la possibilità del ricorso alla supplementazione con prodotti dietetici, ivi compresi gli integratori alimentari (tab. I). In tale contesto, l’impiego di tali prodotti da parte degli atleti, particolarmente quelli di elevato livello, è divenuta una consuetudine che, se talvolta non trova alcuna seria giustificazione medica (il termine stesso di “integratore alimentare” prevede che vi sia qualcosa da reintegrare) in molti casi è da ritenersi opportuno o addirittura indispensabile. Questa affermazione è tanto più vera se si considerano gli elevati carichi di lavoro cui sono sottoposti gli atleti, non solo di elite, con le moderne metodologie di allenamento. Ne consegue che l’assunzione di integratori alimentari si possa tradurre in un miglioramento della performances sportiva, intesa non solo come migliore prestazione agonistica, ma anche come capacità di sopportare carichi di lavoro crescenti e per periodi di tempo prolungati. Un altro aspetto da considerare è che l’assunzione di dosi eccessive o comunque ingiustificate, così come il ricorso a sostanze specifiche soltanto perché propagandate come genericamente efficaci, ma i cui effetti metabolici possono essere inutili se non controproducenti nello svolgimento di una specifica prestazione sportiva, può comportare una serie di problemi relativi alla tutela della salute dell’individuo; al tempo stesso, però, anche la mancata assunzione di un integratore in caso di effettiva necessità, specie se a scopo preventivo, potrebbe, dal punto di vista etico, rappresentare per un medico un’omissione di cura altrettanto grave. Tali considerazioni assumono grande rilevanza soprattutto nel nostro Paese, ove la definizione di doping dal punto di vista legale è strettamente interconnessa con quella di rischio per la salute dell’atleta. Diviene quindi di fondamentale importanza, in questo senso, che l’uso di integratori alimentari avvenga nel rispetto di schemi preventivi o terapeutici e di norme etiche, che cioè sia inteso come parte di una strategia di sostegno biofarmacologico dell’atleta e, parimenti, non possa in alcun caso configurarsi come doping. Quanto sopra risulta ancor più rilevante nel caso gli utilizzatori degli integratori alimentari non siano atleti di alto livello, che possono quindi contare sul supporto della società sportiva e che, comunque, non dovrebbero assumere alcun prodotto senza la preventiva approvazione del medico dello sport, ma amatori e/o giovani atleti, che nella maggior parte dei casi ricorrono a questi prodotti di propria iniziativa e senza alcun controllo. I principali fattori di successo fra queste tipologie di utilizzatori sono elencati in tabella II, mentre i possibili pericoli per la salute e i rischi di incorrere in un referto di positività all’antidoping a causa di un loro uso non controllato sono invece riassunti nelle tabelle III e IV. Appare evidente che molti tra i possibili rischi, sia dal punto di vista del medico dello sport sia da quello del laboratorio antidoping, conseguono dalle medesime cause, prima fra tutte la possibile disparità fra quanto dichiarato in etichetta e la reale composizione del preparato assunto.   
| Integratori alimentari: uso corretto e uso sicuro
Le possibilità di utilizzo degli integratori alimentari sono legate, sia per l’atleta che li assume di propria iniziativa che per il medico dello sport che li inserisce in un programma nutrizionale controllato, a tre possibili eventualità:
- correggere eventuali squilibri nutrizionali, quali carenze permanenti o temporanee di micro o macro costituenti dietetici;
- reintegrare le eventuali maggiori perdite legate a situazioni transitorie di ordine ambientale e/o individuale (viaggi in Paesi tropicali, disturbi gastrointestinali, allenamenti e gare in condizioni climatiche avverse, ecc.);
- supportare l’aumentato fabbisogno indotto da carichi di lavoro particolarmente impegnativi, associati a limitazione dell’apporto di alcuni principi nutrizionali nel regime dietetico.
Un aspetto comune a tutte le suddette tipologie di impiego è legato al supposto effetto ergogenico di alcuni integratori alimentari. Diviene allora problematico stabilire dove finisca la reintegrazione di principi biologicamente indispensabili e dove inizi la supplementazione finalizzata esclusivamente al miglioramento della performance con mezzi diversi dalla corrette alimentazione associata all’adeguato allenamento sportivo. Quanto sopra si riferisce, è bene ribadirlo, esclusivamente a prodotto “sicuri”, con ciò intendendosi prodotti per i quali non solo esista la dimostrazione scientifica che ne giustifica l’impiego, ma anche e soprattutto la certezza della composizione, che dovrebbe in ogni caso essere rispondente a quanto riportato in etichetta. A titolo di esempio sono riportati alcuni casi di prodotti solo apparentemente “leciti”, la cui composizione è risultata diversa da quella riportata in etichetta. Particolarmente significativi sono, in questo senso, i risultati di un’indagine commissionata dalla Federazione Italiana Atletica Leggera. La tabella V riporta, a titolo di esempio, due casi in cui prodotto di erboristeria contaminati hanno provocato addirittura effetti patologici gravi fino ad eventi letali; la tabella VI si riferisce invece a casi in cui, con nomi di fantasia e/o denominazioni non chiaramente corrispondenti a quanto previsto dalla farmacopea ufficiale, sono state indicate sostanze inserite nelle liste antidoping. Con sempre maggiore frequenza sono inoltre riportati in letteratura casi di contaminazione di integratori (prevalentemente a base di creatina e di aminoacidi) con anabolizzanti e /o precursori di steroidi anabolizzanti inseriti nelle liste delle sostanze vietate. Giova comunque sottolineare che, nella maggior parte dei casi, i prodotti contaminati, prevalentemente di produzione statunitense, non erano stati acquistati regolarmente in farmacia, bensì reperiti su canali paralleli di vendita ed in special modo sulla rete Internet. E’ evidente come in questi casi sia pressochè impossibile avere garanzie sulla sicurezza delle formulazioni utilizzate, in quanto spesso i principi attivi ed i loro intermedi sono ottenuti da produttori non autorizzati: ciò comporta il rischio che i prodotti finiti siano non puri, o comunque non rispondenti a quegli standard di qualità che caratterizzano invece i prodotti “ufficiali” ed in particolare i prodotti farmaceutici. Il moltiplicarsi del numero e della varietà delle formulazioni contaminate ha generato anche la reazione della Commissione Medica del CIO, che ha ribadito la posizione assunta dai laboratori antidoping in quattro comunicati ufficiali, emanati dal novembre 1999 ad oggi. In particolare, la Commissione Medica e i Laboratori Antidoping accreditati dal CIO hanno ripetutamente messo in guardia gli atleti circa i rischi associati all’assunzione di integratori alimentari, sollecitando al tempo stesso le Autorità governative e sanitarie ad adoperarsi per risolvere i problemi derivanti dalla presenza sul mercato di prodotti “irregolari”. 
TAB. I Il sostegno bio - farmacologico dell’atleta:classificazione sostanze vietate
- Metodi vietati
- Sostanze soggette a particolari restrizioni (non permesse);
a) solo in alcuni sport/specialità
b) solo se assunte al di sopra di alcuni dosaggi
c) solo se somministrate per via sistemica
- Farmaci consentiti
- Prodotti omeopatici e/o di erboristeria (di composizione nota)
- Integratori alimentari (di composizione nota)
TAB. II Principali fattori di successo fra amatori e fasce giovanili
- Effetto propagativo del “passaparola”
- Convinzione generalizzata che i dosaggi siano meno critici che per i farmaci “tradizionali”
- Campagne pubblicitarie non soggette ai medesimi controlli previsti per i farmaci “tradizionali”
- Fascino dei prodotti “naturali”
- Pronta reperibilità
TAB III Potenziali rischi per la salute derivanti da un’assunzione non controllata
- Impiego immotivato e/o irrazionale
- Convinzione generalizzata che i dosaggi siano meno critici che per i farmaci “tradizionali”
- Materie prime e processi produttivi non sempre soggetti ai medesimi standard qualitativi dei farmaci
- Reperibilità su canali di vendita non tradizionali (es. Internet)
- Composizione non rigorosamente controllata (ingredienti diversi da quelli indicati in etichetta)
TAB IV Potenziali rischi di incorrere in un referto di positività all’antidoping
- Composizione diversa da quella dichiarata in etichetta (contaminazione, volontaria o accidentale, con sostanze doping o loro precursori)
- Principi attivi indicati con denominazione non “ufficiali” (es. efedrina/ma-huang, caffeina/teina-guarana/cola…)
- Interazioni non note con altri farmaci metaboliti o con sostanze endogene
TAB. V Effetti patologici causati all’assunzione di prodotti di erboristeria di composizione nota
“Eternal Life” (dimagrante) Dictamus dasycarpus, pianta contenente numerose tossine:
- 3 casi di insufficienza epatica grave, 1 caso di morte. Jin Bu Huan (sedativo, analgesico) Lycopodium serratum, pianta contenente un alcaloide morfinosimile.
- 7 casi di epatossicità e insufficienza epatica acuta 
TAB. VI Rilevanza a fini antidoping di prodotti di erboristeria di libera vendita 
- Prodotto a base di una miscela di erbe, di libera vendita
- Ingredienti dichiarati: Noce di cola, Passiflora, Ma-Huang, Ginseng siberiano, Tarassaco Cinese, Zenzero, Alghe, Pullulan, Gymnema silvestre
- L’analisi ha evidenziato la presenza di efedrine 8efedrina, pseudoefedrina, metilefedrina), oltre che di caffeina.
 

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