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Premessa
A tavola uno sportivo in genere fa molti danni. Di più: rende spesso
inutili prolungati, allenamenti faticosi, tabelle di preparazione
atletica. Con l'avvento della bella stagione, oltretutto, i rischi
aumentano: è piacevole restare al fresco di qualche ristorante un
po' più del solito, chiacchierare con gli amici, e mangiare qualcosa
in più.
Il rovescio della medaglia è rappresentato da chi, proprio a causa
della imminente estate, decide, di colpo, di mettersi in forma e
sottoporsi, contemporaneamente, a diete che gli consentano di
indossare abiti e costumi della stessa taglia dell'anno precedente.
E si rischia: perché allenamenti intensi e sottoalimentazione sono
una miscela dannosa per il nostro fisico.
Il giusto equilibrio
Come si vede l'alimentazione e lo sport rappresentano due argomenti
da coniugare con molta attenzione. Gli italiani, in genere, lo sanno
perfettamente, ma non sempre riescono a far convivere diverse
esigenze. Secondo una recente indagine gli italiani si definiscono
tutti potenzialmente "salutisti". Ma solo in teoria. Quando si
scende nel dettaglio ci si rende conto che appena il 2% delle
persone segue attentamente, ed alla lettera, i consigli che vengono
forniti dai medici. Il 98%, al contrario, pur ammettendo di
conoscere le regole per una perfetta alimentazione, preferisce, al
momento pratico, ignorare i consigli. Le conseguenze dei nostri
cattivi usi alimentari è testimoniato dalla stessa indagine: il 47%
delle persone intervistate (per lo più uomini) ha spiegato di avere
atteggiamenti decisamente sconsigliabili. Fumano, consumano grandi
quantità di superalcolici e, di conseguenza, hanno meno capacità di
sopportare situazioni di stress. Il 42% (e, in questo caso, le donne
sono in maggioranza) hanno confessato di avere un atteggiamento
abbastanza salutista, salvo concedersi qualche piccola deroga: poche
sigarette, bevono più acqua che alcool, e, quindi, sanno gestire
meglio i momenti di difficoltà.
"L'errore più grave che uno sportivo, dilettante o
professionista, può commettere, è quello di associare l'Allenamento
a diete ferree: il peso ideale non è una chimera"
Come mangiamo
In Italia gli alimenti più consumati sono il pane, la pasta ed il
riso (preferiti dagli uomini); le signore prediligono frutta e
verdura, latte e yogurt. Resta alto il consumo di carni, bianche e
rosse, formaggi e dolci. A dare retta a questo studio, un italiano,
in media, svolge attività fisica almeno per trenta minuti per tre
volte alla settimana, con una buona intensità. La pratica sportiva,
inoltre, non è legata alla età: sono sempre di più gli italiani che
hanno superato gli "anta" che decidono di praticare attività
sportiva con regolarità anche maggiore rispetto a quella pratica da
giovane.
L'attendibilità dei risultati di questa indagine possiamo
controllarla noi stessi, andando un po' in giro per ristoranti la
sera. Rispetto a qualche anno fa sono sicuramente meno frequenti i
casi di tavolate interminabili e di portate sempre ipercaloriche. Al
contrario si sta diffondendo, anche se come moda, l'abitudine di
scegliere ristoranti particolari: magari biologici o particolarmente
ipocalorici, come quelli tradizionali giapponesi.
Il peso forma
In realtà, però, gli italiani scelgono la propria alimentazione
basandosi molto sull'istinto e sulle proprie conoscenze. In realtà
in pochi conoscono il proprio esatto "peso forma" che deve
rappresentare un equilibrio preciso tra la massa muscolare ed una
bassa percentuale di grasso corporeo. è un dato che varia da persona
a persona e che solo una ricerca medica meticolosa può definire. Di
sicuro, però, il "peso forma" garantisce buone prestazioni sportive,
a tutte le età, e benessere psichico. Solo uno specialista,
attraverso opportune valutazioni, potrà indicare con assoluta
precisione la esatta analisi del corpo di ciascuno: si deve
calcolare il peso, l'altezza, lo spessore delle ossa, la percentuale
di grasso sottocutaneo. Si deve poi stabilire anche l'esatta
percentuale di idratazione corporea. Diffidate, quindi, delle
tabelle sintetiche e generiche che vengono, di tanto in tanto,
diffuse.Per chi non volesse sottoporsi ad analisi così meticolose e
complesse, ci si può attenere, però a principi di alimentazione
sicuramente corretti. Per non commettere gravi errori nella propria
alimentazione, ci si può attenere a queste regole semplici: deve
esserci equilibrio tra carboidrati, proteine e lipidi.
Nel dettaglio: alimentiamoci con le percentuali
I nostri muscoli, come tutte le cellule viventi, consumano energia e
richiedono quote elevatissime di ossigeno e di nutrienti. l'ATP (adenosintrifosfato)
è il contenitore che trasporta energia la muscolo e deve essere
continuamente rigenerato a partire dall'ossidazione del glucosio e
degli acidi grassi. Un lavoro di intensità non troppo elevata e di
durata medio - lunga utilizza l'ossidazione di tali molecole per la
sua ricarica. Un lavoro di intensità elevata non utilizza
esclusivamente i meccanismi ossidativi e genera come prodotto di
scarto l'acido lattico.
Il tipo di carburante che i muscoli utilizzano varia
proporzionalmente con l'intensità del lavoro effettuato, più il
lavoro è lento più si utilizzano gli acidi grassi, più il lavoro è
intenso più si ricorre al glucosio.
Esistono tre grandi gruppi di nutrienti alimentari: le proteine, i
grassi e i carboidrati; ciascuno di noi dovrebbe assumere
giornalmente in percentuale una quantità del 60% per quanto riguarda
i carboidrati, del 25% di grassi e del 15% di proteine.
Ma la domanda più importante è: "cosa devo mangiare?".
Gli alimenti vengono divisi dai nutrizionisti in 7 gruppi e la
regola d'oro per una corretta alimentazione è quella di mangiare
giornalmente almeno un alimento di ogni gruppo. La quantità di
calorie assunte giornalmente varia a seconda della costituzione,
dell'età e del tipo di attività svolta. E' bene tenere presente che
un qualsiasi regime dimagrante se eccessivamente ipocalorico induce
il fisico a perdere oltre al grasso anche proteine muscolari,
vitamine e sali minerali con con seguente diminuzione della forza e
della resistenza. Il dimagrimento più sano si ottiene aumentando le
spese energetiche con un maggiore lavoro fisico, ma attenzione,
anche questo deve essere effettuato sotto controllo di un esperto
del settore.
E per quanto riguarda il bere?
Esiste una grossa gamma di prodotti che combattono la disidratazione
e la perdita di minerali in cui incorre uno sportivo. Bisogna
calcolare che una perdita anche modesta (2-3%) di acqua da parte del
nostro organismo provoca una sete intensa. Le bevande troppo ricche
di zucchero o di sali restano nel nostro stomaco un tempo più lungo
delle altre ritardando così l'assorbimento dell'acqua. La
percentuale di zucchero deve essere inferiore al 10%; ricordate
comunque che molte bibite hanno un contenuto energetico espresso in
calorie. Le acque in bottiglia possono essere molto diverse, quelle
più indicate nelle attività molto intense sono quelle bicarbonato
alcaline terrose con prevalenza di calcio e magnesio, che compensano
l'acidosi da accumulo di acido lattico. Per concludere possiamo
affermare che un giusto equilibrio tra attività fisica
individualizzata e dieta completa ma equilibrata, concorre a farci
raggiungere il nostro peso ideale che al di là di qualsiasi tabella
corrisponde, per ognuno di noi, ad un giusto rapporto tra
muscolatura e tessuto adiposo. (Dr.ssa Francesca Grasso -
Specialista in Medicina dello Sport).
Il giusto mix
I carboidrati devono costituire il 55‑60% dell'alimentazione
quotidiana. I carboidrati non sono, però, tutti eguali. Ci sono
quelli "semplici" (frutta e dolcificanti) che devono rappresentare
non più del 10% del consumo quotidiano di questa categoria; il
restante 90% deve essere costituito dei carboidrati "complessi"
(pane, pasta e cereali). I nutrizionisti suggeriscono, se possibile,
di usare carboidrati complessi integrali perché ricchi di fibre che
hanno un ruolo importante contro il colesterolo "cattivo". Le
proteine devono fornire circa il 25% dell'alimentazione giornaliera.
I lipidi (olio e burro) non devono superare il 15‑20% del consumo
quotidiano. Rappresentano un'importante riserva energetica.
Escludere del tutto dalla propria dieta questi elementi è un errore.
Rispettare i parametri
Può capitare di non rispettare questi parametri, e, per uno
sportivo, è bene sapere cosa accade. Il deposito delle proteine è
predefinito e, quando si esagera nella assunzione di questo
componente, il corpo ne smaltisce l'accesso come surplus.
La massa muscolare, tanto per essere chiari, non aumenta mangiando
più proteine: l'eccesso del fabbisogno viene smaltito e l'apparato
renale viene sottoposto ad un lavoro extra. Al contrario, invece, i
depositi di zuccheri in eccesso si trasformano in grasso.Contrariamente
a quanto si pensa, gli zuccheri, solo in determinate condizioni,
forniscono un apporto di energia. Perché accada questo, ad esempio,
occorre che vi sia una grande disponibilità di ossigeno, che il
soggetto sia bene allenato e che l'attività sia moderata e di lunga
durata. Tanto per usare concetti chiari: il maggiore apporto
energetico viene erogato durante una corsa a piedi o in bicicletta,
praticando sci di fondo o una maratona. Quindi chi vuole bruciare
soprattutto grasso deve svolgere un'attività aerobica. Questi
elementi fondamentali spiegano anche i motivi per cui abbinare forme
rigide di diete che privino la nostra alimentazione di uno di questi
componenti ed una attività sportiva serrata può provocare danni. Chi
si avvicina agli "anta" deve seguire ulteriori accorgimenti. Oltre i
40 anni, infatti, il fabbisogno di calorie e proteine cala. In linea
di massima di circa il 50% ogni dieci anni. Con l'aumentare dell'età
sembra diminuire il fabbisogno di acqua, vitamine e sali minerali.
"Oltre i 40 anni il fabbisogno di calorie e proteine cala di
circa il 50% ogni dieci anni".
A confronto: la dieta 40 - 30 - 30 o 60 - 25 - 15?
Le diverse percentuali di carboidrati, lipidi e proteine assunte
nell'alimentazione possono modificare il nostro metabolismo. Sembra
un punteggio tennistico, mentre invece sono dei rapporti percentuali
molto importanti per rispettivi schemi nutrizionali che se applicati
possono produrre nei singoli casi risultati più o meno importanti e
favorevoli.
La dieta 40-30-30 è diventata di recente un regime alimentare molto
popolare nel mondo dello sport e del fitness. Gli atleti che seguono
questo programma ottengono il 40% delle loro calorie dai
carboidrati, il 30% dai grassi e il 30% dalle proteine,
contrariamente alla proporzione 60-25-15 raccomandata di solito dai
nutrizionisti.
I sostenitori della dieta 40-30-30 affermano che ridurre
l'assunzione dei carboidrati e aumentare quella delle proteine
consente di bruciare più grassi. Per gli atleti, questo si
tradurrebbe in un risparmio di proteine, effetto che può prolungare
la resistenza. La teoria alla base della dieta 40-30-30 è che una
minore assunzione di carboidrati, insieme ad una maggiore
percentuale di proteine, aiuta a mantenere bassi i livelli di
insulina nel sangue. L'insulina è un ormone prodotto dal pancreas,
messo in circolo in risposta al consumo di carboidrati. Una delle
sue funzioni principali consiste nel favorire il trasporto del
glucosio dal sangue verso il fegato e nei muscoli, dove viene
immagazzinato sotto forma di glicogeno (una lunga catena di molecole
di glucosio), che rappresenta la fonte di energia di riserva a
pronta disponibilità, carburante naturale ed essenziale per
determinare il lavoro muscolare, oltre ovviamente a quello
fondamentale di mantenere costanti i nostri livelli glicemici
quotidiani. Le riserve di glicogeno quindi rappresentano la vera
riserva strategica energetica del nostro corpo.
Data l'importanza dell'insulina per la produzione e
l'immagazzinamento del glicogeno, vi chiederete quali mai possano
essere i vantaggi di un basso livello di insulina nel sangue? Anche
se l'insulina è essenziale per la conversione dei carboidrati, è
stato dimostrato però che inibisce il metabolismo dei grassi
limitandone l'utilizzazione ed il consumo. Quindi, secondo i
sostenitori della dieta 40-30-30, abbassare i livelli di insulina
nel sangue consente al corpo di bruciare più efficacemente i grassi.
Inoltre, mentre un pasto ricco di carboidrati e povero di grassi
stimola la produzione di insulina, una maggiore percentuale di
proteine stimola il glucagone, un ormone sempre prodotto dal
pancreas che ha l'effetto opposto a quelle dell'insulina: ossia
consente al corpo di bruciare grassi. Quindi in teoria, un atleta
che voglia utilizzare più grassi come carburante durante l'esercizio
fisico, dovrebbe mangiare meno carboidrati e più proteine e grassi.
Molti ricercatori nel campo dell'alimentazione sportiva, tuttavia la
pensano diversamente. Il fatto è che un pasto moderato, con un
apporto calorico che derivi per il 60% dai carboidrati, il 25% dai
grassi e il 15% dalle proteine, produce una quantità moderata di
insulina. Il ruolo primario dell'insulina è quello di metabolizzare
i carboidrati, non quello di immagazzinare il grasso. Perciò, dato
che con un pasto ricco di carboidrati l'insulina è impegnata a
svolgere il suo lavoro principale, la sua concentrazione si riduce
ben presto, a condizione che non coesistano patologie legate al
metabolismo stesso dell'insulina. Anche l'affermazione secondo cui
la dieta 40-30-30 aiuta gli atleti a consumare grasso corporeo non è
validamente provata. E comunque non dipende dal fatto che la
40-30-30 mantiene bassi i livelli di insulina nel sangue. è molto
più probabile che coloro che perdono grasso corporeo lo fanno perché
beneficiano del conto delle calorie per restare nel limite
raccomandato delle 2000/die. Un atleta che segue la dieta 40-30-30
finisce con il mangiare di meno semplicemente perché sta più attento
a contare le calorie e a regolare il consumo di cibo.
In conclusione, la maggior parte dei ricercatori, dei nutrizionisti
e dei fisiologi sportivi restano della convinzione che la dieta
ottimale per un atleta consiste nel rapporto percentuale di 60-25-15
tra carboidrati, grassi e proteine. Questa raccomandazione si basa
su ricerche provate e convincenti. Gli esperti consigliano anche
un'integrazione di carboidrati prima, durante l'esercizio per
migliorare la resistenza, e di consumare carboidrati dopo
l'esercizio per ricostituire le riserve di glicogeno, oltre al
necessario ripristino dell'equilibrio idrico ed elettrolitico del
corpo.
Nel meccanismo fondamentale del recupero da uno stress fisico,
occorre tenere presente che le cellule muscolari mantengono alta la
sensibilità all'azione dell'insulina per le due ore immediatamente
successive all'esercizio fisico. Quindi con una buona disponibilità
di carboidrati e concomitanti alti livelli di insulina che si
dovrebbero determinare dopo l'esercizio, la velocità di trasporto e
di ingresso dentro le fibre muscolati risulterebbe aumentata, con
una favorita spinta alla produzione di glicogeno, essenziale per
mantenere efficienti anche i processi riparativi che devono mettersi
in atto dopo aver praticato un esercizio fisico più o meno intenso.
(Dr.ssa Francesca Grasso - Specialista in Medicina dello Sport).
"Una corretta quantità di acqua si aggira tra gli otto e i dieci
bicchieri al giorno".
Alcune donne evitano di assumere liquidi per non sentirsi gonfie.
Nulla di più sbagliato. Una corretta quantità di acqua si aggira tra
gli otto e i dieci bicchieri al giorno. Per non sbagliare, con il
crescere dell'età bisognerebbe anche aumentare il consumo di quelle
sostanze che contengono ferro. Legumi, ad esempio, o radicchio,
spinaci, uova, tonno in scatola e carne. Provate un attimo a
confrontare questi concetti di base con l'alimentazione quotidiana
cui vi sottoponete ogni giorno. Soprattutto se praticate un'attività
sportiva.
Abitudini dannose
Spesso si commette l'errore di accontentarsi, all'ora di pranzo, di
un panino mangiato oltretutto di corsa, magari con una bevanda
zuccherina e gasata. Per tutta la giornata poi si soffre la fame, e
la sera ci si scatena a tavola con la conseguente sonnolenza che,
spesso, ci assale subito dopo. In più ci sono le insidie stagionali.
In questo periodo dell'anno è possibile praticare attività sportiva
anche la sera. Ciò comporta anche conseguenti cambiamenti nelle
abitudini alimentari: alzi il dito chi non è andato a mangiare la
classica pizza dopo una partita di calcetto e poi è andato subito a
dormire senza aver favorito la digestione. Oppure chi è andato a
cena presto per poi disputare, con la luce artificiale, una bella
partita di tennis. In questo quadro generale è difficile conciliare
una dieta dimagrante rigida con una buona attività sportiva, perché
l'una o l'altra saranno fatte male. Spesso, per esigenze estetiche,
ci si sottopone a diete che promettono risultati strabilianti e
miracolosi. Si ricorre a queste soluzioni soprattutto quando ci si
accorge, in prossimità dell'estate e dello spauracchio del costume,
con colpevole ritardo.
Dimagrimento errato
Spesso, con un digiuno o una dieta ipocalorica prolungata, si
ottengono risultati estetici decisamente sconsigliabili.
Un'eccessiva e repentina perdita di "massa magra" possono conferire
il classico aspetto "sciupato", che nasconde tutte le deficienze del
nostro sistema alimentare.
Se si vuole proprio affiancare alla attività fisica una dieta,
allora bisogna ricorrere a regimi alimentari non troppo limitativo.
E sempre, assolutamente sempre, sotto un attento controllo
specialistico. |
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