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Note Legali

  Canale Recupero degli Infortunati
  | La caviglia e il tendine d'Achille
  | Autore: Pascal Rippstein | Fonte : Notiziario Settore Tecnico

Nella regione del piede, è la caviglia ad essere più di frequente oggetto di infortuni e sono i legamenti ad essere prima di tutto toccati, sebbene in varia misura, venendo a costituire per i calciatori l’infortunio principale (20% circa). Uno studio svedese fatto su oltre 600 giocatori di 41 squadre ha dimostrato che questo tipo di infortunio si registra in media due vote in tutte le mille ore di gioco, qualunque sia il livello del giocatore e della squadra. Nella maggioranza dei casi queste lesioni dei legamenti si verificano all’esterno dell’articolazione e sono direttamente causati dal contatto con un altro giocatore. Gli atleti che hanno già sofferto di questo tipo di lesione dei legamenti sono doppiamente esposti ad un nuovo infortunio, che può sopraggiungere anche senza contatto esterno. Le lesioni dei legamenti mediali della caviglia sono più rare, ma in generale anche più gravi. Le lesioni dei legamenti non necessitano generalmente di operazione. La terapia abituale consiste nella buona stabilizzazione dei legamenti danneggiati per mezzo di un tutore o di un bendaggio funzionale da due a sei settimane, in funzione della gravità e della precisa localizzazione dell’infortunio. Parallelamente si stimola in maniera mirata l’elasticità della caviglia e la resistenza della sua muscolatura. Una volta curato l’infortunio, è importante continuare a proteggere la caviglia per mezzo di un bendaggio funzionale o di un tutore per due-tre mesi ed eseguire regolarmente esercizi di stabilizzazione. Questi esercizi, se eseguiti correttamente, insieme ad un sufficiente riscaldamento e al ricorso a protezioni possono contribuire a prevenire efficacemente gli infortuni di quei giocatori che hanno già sofferto di una lesione del legamenti.   
| Fratture
Le fratture della caviglia sono in generale più gravi delle lesioni dei legamenti, anche se, fortunatamente, più rare. Una frattura della caviglia deve praticamente essere sempre operata. La frattura può essere fissata e stabilizzata anatomicamente con viti, al fine di ridurre al minimo la perdita funzionale durante il processo di guarigione, grazie ad uno specifico programma di mobilizzazione e di rafforzamento. Queste fratture, in certi casi e nonostante un trattamento ottimale, rimangono degli infortuni gravi. Non è raro, sfortunatamente, che pongano fine in maniera repentina alla carriera di un giocatore.   
| Artrosi
Le caviglie dei calciatori vengono spesso molto sollecitate in posizioni estreme. Uno studio portoghese fatto su 88 giocatori professionisti ha dimostrato che in più del 50% dei giocatori studiati erano presenti segni radiologici di insorgenza di usura dell’articolazione, particolarmente a livello anteriore e posteriore della caviglia. Tuttavia, meno del 70% di questi giocatori lamentavano dolori o limitazioni funzionali. Se queste modificazioni dell’articolazione comportano un considerevole disturbo, una operazione di “pulizia dell’articolazione” per endoscopia o attraverso piccole entrate può alleviare notevolmente la sintomatologia, almeno per un certo tempo. A lungo termine, cioè dopo la carriera sportiva, l’artrosi generalmente riappare poco a poco. E’ comunque interessante notare che i calciatori non soffrono di artrosi a livello dell’articolazione del ginocchio – a meno che non ci sia stata una lesione del menisco – e dell’anca.   
| Consigli pratici
Si utilizza materiale in tessuto anaelastico (inestensibile) ed elastico (estensibile), disponibile in rotoli di varie altezze, dotato di collante anallergico che garantisca una buona tenuta. Per l’applicazione vengono utilizzate singole strisce o il nastro in continuo, prestando attenzione alla profondità (fino al terzo medio metatarsale) e all’altezza del bendaggio che dovrà giungere fino alla giunzione mio-tendinea del gastrosoleo per avere un braccio di leva più efficace. Quindi mai bendaggi bassi, in quanto sono i primi a perdere d’aderenza, e attenzione a non provocare occlusioni durante il confezionamento. La sovrapposizione delle strisce è molto importante perché rende lo strapping un’unità funzionale, solidarizza il bendaggio stesso ed evita che vengano lasciate libere zone di cute, con la possibilità di lesioni. Per proteggere le aree a rischio nelle posizioni di decubito (soprattutto il tendine d’Achille e il collo piede) si utilizzano il "salvapelle" arrotolato oppure “compresse” di vaselina.. 
| Altri infortuni
Altre articolazioni, ossa o tendini del piede possono naturalmente essere oggetto di infortuni. Le relative lesioni sono comunque meno frequenti ed anche meno gravi. E’ in particolare il caso delle distorsioni del metatarso e delle metatarsofalange, delle fratture del mignolo e del metatarso o delle infiammazioni dei tendini delle dita. Tutti questi infortuni sono trattati con o senza operazione, ma comportano solo raramente una lunga immobilizzazione.      
| Rottura del tendine d'Achille
Questo infortunio avviene sia dopo uno sforzo violento, sia dopo uno scontro brutale con un altro giocatore, in generale a seguito di un colpo violento con il bordo della scarpa. Il giocatore sente lo strappo, che a volte è udibile, ma il dolore non è forzatamente estremo e il piede non gonfia. E’ quando vuole riprendere la corsa
che il giocatore avverte una mancanza di forza al momento della flessione plantare. Tuttavia può sentire una specie di rigonfiamento a livello del tendine di Achille. La rottura del tendine di Achille può essere curata anche senza intervento chirurgico, ma richiede spesso un’operazione. In questo caso, le possibilità di recupero dell’atleta sono nettamente più grandi. Nel trattamento della rottura del tendine di Achille si è dimostrata valida da cinque anni una tecnica di intervento applicata allo sportivo. Lo strappo è curato con una piccola incisione di 1,5-2 centimetri. La stabilità è assicurata con fili che partono da una via percutanea, lontano dal punto di rottura e lungo il tendine di Achille. La rieducazione intensiva inizia fin dalle prime settimane seguenti l’operazione e permette così al giocatore di ridurre i tempi di recupero e di ritrovare rapidamente il suo livello. Il rischio di una nuova rottura esiste ma resta minimo (circa 1%) e in generale, dopo questo intervento, l’infortunio curato non comporta alcun genere di perdita funzionale. Il tendine di Achille non è il solo che può rompersi. Anche la muscolatura del polpaccio legata al tendine può strapparsi. Questo infortunio è estremamente doloroso. Esso è curato senza operazione ed esige diverse settimane di riposo. I rischi di una rottura completa del tendine di Achille e dalla sua muscolatura possono essere ridotti grazie in particolare a regolari esercizi di elasticità (flessione) e ad un adeguato riscaldamento prima dell’attività.    
| Tendiniti
Le tendiniti (infiammazione del tendine) risultano generalmente da un iperutilizzo senza una sufficiente preparazione, dal calzare scarpe inadatte e dalla mancanza di riscaldamento. Non vengono quasi mai operate. E’ molto raro che una infiammazione cronica sia dovuta a un focolaio degenerativo nel tendine stesso. Tali focolai non reagiscono ad una terapia abituale e devono dunque essere risolti chirurgicamente.  

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