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Nella regione del piede, è la caviglia ad essere più di frequente
oggetto di infortuni e sono i legamenti ad essere prima di tutto
toccati, sebbene in varia misura, venendo a costituire per i
calciatori l’infortunio principale (20% circa). Uno studio svedese
fatto su oltre 600 giocatori di 41 squadre ha dimostrato che questo
tipo di infortunio si registra in media due vote in tutte le mille
ore di gioco, qualunque sia il livello del giocatore e della
squadra. Nella maggioranza dei casi queste lesioni dei legamenti si
verificano all’esterno dell’articolazione e sono direttamente
causati dal contatto con un altro giocatore. Gli atleti che hanno
già sofferto di questo tipo di lesione dei legamenti sono
doppiamente esposti ad un nuovo infortunio, che può sopraggiungere
anche senza contatto esterno. Le lesioni dei legamenti mediali della
caviglia sono più rare, ma in generale anche più gravi. Le lesioni
dei legamenti non necessitano generalmente di operazione. La terapia
abituale consiste nella buona stabilizzazione dei legamenti
danneggiati per mezzo di un tutore o di un bendaggio funzionale da
due a sei settimane, in funzione della gravità e della precisa
localizzazione dell’infortunio. Parallelamente si stimola in maniera
mirata l’elasticità della caviglia e la resistenza della sua
muscolatura. Una volta curato l’infortunio, è importante continuare
a proteggere la caviglia per mezzo di un bendaggio funzionale o di
un tutore per due-tre mesi ed eseguire regolarmente esercizi di
stabilizzazione. Questi esercizi, se eseguiti correttamente, insieme
ad un sufficiente riscaldamento e al ricorso a protezioni possono
contribuire a prevenire efficacemente gli infortuni di quei
giocatori che hanno già sofferto di una lesione del legamenti.
| Fratture
Le fratture della caviglia sono in generale più gravi delle lesioni
dei legamenti, anche se, fortunatamente, più rare. Una frattura
della caviglia deve praticamente essere sempre operata. La frattura
può essere fissata e stabilizzata anatomicamente con viti, al fine
di ridurre al minimo la perdita funzionale durante il processo di
guarigione, grazie ad uno specifico programma di mobilizzazione e di
rafforzamento. Queste fratture, in certi casi e nonostante un
trattamento ottimale, rimangono degli infortuni gravi. Non è raro,
sfortunatamente, che pongano fine in maniera repentina alla carriera
di un giocatore.
| Artrosi
Le caviglie dei calciatori vengono spesso molto sollecitate in
posizioni estreme. Uno studio portoghese fatto su 88 giocatori
professionisti ha dimostrato che in più del 50% dei giocatori
studiati erano presenti segni radiologici di insorgenza di usura
dell’articolazione, particolarmente a livello anteriore e posteriore
della caviglia. Tuttavia, meno del 70% di questi giocatori
lamentavano dolori o limitazioni funzionali. Se queste modificazioni
dell’articolazione comportano un considerevole disturbo, una
operazione di “pulizia dell’articolazione” per endoscopia o
attraverso piccole entrate può alleviare notevolmente la
sintomatologia, almeno per un certo tempo. A lungo termine, cioè
dopo la carriera sportiva, l’artrosi generalmente riappare poco a
poco. E’ comunque interessante notare che i calciatori non soffrono
di artrosi a livello dell’articolazione del ginocchio – a meno che
non ci sia stata una lesione del menisco – e dell’anca.
| Consigli pratici
Si utilizza materiale in tessuto anaelastico (inestensibile) ed
elastico (estensibile), disponibile in rotoli di varie altezze,
dotato di collante anallergico che garantisca una buona tenuta. Per
l’applicazione vengono utilizzate singole strisce o il nastro in
continuo, prestando attenzione alla profondità (fino al terzo medio
metatarsale) e all’altezza del bendaggio che dovrà giungere fino
alla giunzione mio-tendinea del gastrosoleo per avere un braccio di
leva più efficace. Quindi mai bendaggi bassi, in quanto sono i primi
a perdere d’aderenza, e attenzione a non provocare occlusioni
durante il confezionamento. La sovrapposizione delle strisce è molto
importante perché rende lo strapping un’unità funzionale,
solidarizza il bendaggio stesso ed evita che vengano lasciate libere
zone di cute, con la possibilità di lesioni. Per proteggere le aree
a rischio nelle posizioni di decubito (soprattutto il tendine
d’Achille e il collo piede) si utilizzano il "salvapelle" arrotolato
oppure “compresse” di vaselina..
| Altri infortuni
Altre articolazioni, ossa o tendini del piede possono naturalmente
essere oggetto di infortuni. Le relative lesioni sono comunque meno
frequenti ed anche meno gravi. E’ in particolare il caso delle
distorsioni del metatarso e delle metatarsofalange, delle fratture
del mignolo e del metatarso o delle infiammazioni dei tendini delle
dita. Tutti questi infortuni sono trattati con o senza operazione,
ma comportano solo raramente una lunga immobilizzazione.
| Rottura del tendine d'Achille
Questo infortunio avviene sia dopo uno sforzo violento, sia dopo uno
scontro brutale con un altro giocatore, in generale a seguito di un
colpo violento con il bordo della scarpa. Il giocatore sente lo
strappo, che a volte è udibile, ma il dolore non è forzatamente
estremo e il piede non gonfia. E’ quando vuole riprendere la corsa
che il giocatore avverte una mancanza di forza al momento della
flessione plantare. Tuttavia può sentire una specie di rigonfiamento
a livello del tendine di Achille. La rottura del tendine di Achille
può essere curata anche senza intervento chirurgico, ma richiede
spesso un’operazione. In questo caso, le possibilità di recupero
dell’atleta sono nettamente più grandi. Nel trattamento della
rottura del tendine di Achille si è dimostrata valida da cinque anni
una tecnica di intervento applicata allo sportivo. Lo strappo è
curato con una piccola incisione di 1,5-2 centimetri. La stabilità è
assicurata con fili che partono da una via percutanea, lontano dal
punto di rottura e lungo il tendine di Achille. La rieducazione
intensiva inizia fin dalle prime settimane seguenti l’operazione e
permette così al giocatore di ridurre i tempi di recupero e di
ritrovare rapidamente il suo livello. Il rischio di una nuova
rottura esiste ma resta minimo (circa 1%) e in generale, dopo questo
intervento, l’infortunio curato non comporta alcun genere di perdita
funzionale. Il tendine di Achille non è il solo che può rompersi.
Anche la muscolatura del polpaccio legata al tendine può strapparsi.
Questo infortunio è estremamente doloroso. Esso è curato senza
operazione ed esige diverse settimane di riposo. I rischi di una
rottura completa del tendine di Achille e dalla sua muscolatura
possono essere ridotti grazie in particolare a regolari esercizi di
elasticità (flessione) e ad un adeguato riscaldamento prima
dell’attività.
| Tendiniti
Le tendiniti (infiammazione del tendine) risultano generalmente da
un iperutilizzo senza una sufficiente preparazione, dal calzare
scarpe inadatte e dalla mancanza di riscaldamento. Non vengono quasi
mai operate. E’ molto raro che una infiammazione cronica sia dovuta
a un focolaio degenerativo nel tendine stesso. Tali focolai non
reagiscono ad una terapia abituale e devono dunque essere risolti
chirurgicamente. |