La fabbrica dei Messi è a un quarto
d’ora dal centro della capitale
catalana, nel piccolo e anonimo comune
di Sant Joan Despi. Si chiama Ciudad
Deportiva Joan Gamper, dal nome del
primo presidente del Barça. L’entrata
imponente e il via vai continuo di gente
la fanno somigliare ad una grande
clinica. Che ha un solo reparto, la
Cantera, con un’unica specialità: far
nascere campioni del pallone e svezzare
il gioco più bello del mondo.
Ogni ragazzino che arriva qui ha in
Lionel Messi il modello da imitare. La
storia del 23enne Pallone d’oro è il
copione perfetto del canterano: entra a
13 anni, vive nella Masia del club (il
collegio) scalando ad una ad una tutte
le formazioni giovanili fino all’esordio
in prima squadra nella Liga il 16
ottobre 2004 contro l’Espanyol. E
pensare che quel piccoletto arrivato
dall’Argentina con papà Jorge all’età di
tredici anni e diventato poi il simbolo
del vivaio calcistico più importante del
mondo, si è fermato qui quasi per caso.
Non tutti nel Barcellona dell’anno 2000
erano convinti che il suo ingaggio fosse
conveniente. Sì, i colpi pareva averli.
Ma i dubbi nascevano dal fatto che fosse
così gracilino e dalla conseguente
entità delle spese mediche che il club
avrebbe dovuto sostenere per garantire
la sua crescita. Dopo quindici giorni di
provini, fu Charly Rexach, ex allenatore
del Barça, a rompere gli indugi firmando
il contratto al ristorante su una
salvietta di carta con il padre di
Lionel che
indispettito aveva già le
valigie, pronto a cercar fortuna in
altri lidi. «Soldi ben investiti, direi.
Con quello che vale Messi chissà per
quanti anni potremmo mantenere la nostra cantera. No?».
Il Direttore
Chi ci accompagna in
questo viaggio dentro il
vero cuore blaugrana è
una vecchia conoscenza
del calcio italiano:
Guillermo Amor. Lo
ricordate? Ha giocato
due anni, tra il 1998 e
il 2000, nel nostro
campionato con la maglia
della Fiorentina dopo
aver indossato per un
decennio la camiseta del
Barça. Oggi, a 43 anni,
è il direttore della
Cantera, celebrata da
tutti come la scuola più
importante del mondo del
calcio. Uno di famiglia
Amor, come Guardiola suo
grande amico. Entriamo
all’imbrunire quando la
Ciudad deportiva
(137mila metri quadri)
si anima davvero. Siamo
in Spagna e ogni
attività è un po’
spostata in avanti come
orario. Gli allenamenti
delle giovanili
cominciano intorno alle
17 per finire verso le
21. E’ un colpo d’occhio
importante, reso più
fascinoso dalla luce dei
riflettori che
illuminano a giorno
sette dei nove campi a
disposizione (cinque in
erba, gli altri in
sintetico). Tutti della
stessa misura: 105 metri
per 68. Quei due
lasciati al buio sono la
casa di Pep e i suoi
marziani, che si
allenano quasi sempre al
mattino. Terreno
off-limits, che i
ragazzini sbirciano
quasi con rispetto
passandoci vicino per
arrivare ai loro
spogliatoi. «Pensate, la
cura di Guardiola è tale
che l’erba è identica a
quella del Camp Nou,
curata e tagliata dallo
stesso giardiniere », ci
spiega raggiungendoci,
Pere Gratacos, 53enne
direttore di tutta la
struttura.
I genitori
Ci addentriamo,
lasciando indietro
decine di genitori
venuti ad accompagnare i
figli. Sono davvero
tanti, ma non possono
andare oltre l’ingresso.
Il via libera verso le
tribunette c’è solo una
volta alla settimana,
nel giorno della
partita: «Seguono i loro
ragazzi con grande
attenzione. Sanno che se
ce la fanno l’intera
famiglia può coronare un
sogno. Per questo
collaborano molto
segnalandoci eventuali
problemi anche nella
vita di tutti i giorni.
E noi, se possiamo,
interveniamo aiutando le
famiglie. I ragazzi sono
del Barça anche quando
si trovano per strada o
con gli amici. Ci
sentiamo responsabili,
fanno parte anche della
nostra famiglia.
Tutto ciò che può
accadere di negativo
fuori di qui
indirettamente potrebbe
avere ripercussioni
negative anche sulla
nostra società»,
racconta Amor. Che poi
snocciola i numeri della
Cantera: «Quello che noi
chiamiamo il Futbol
formativo è composto da
tredici squadre,
composte da ragazzi che
vanno dai sette ai 17
anni. C’è poi la
categoria professionale,
con gli juvenil A e il
Barcellona B che gioca
in Segunda (la nostra
serie B ndr). Totale:
210 ragazzi. Il 70 per
cento sono catalani, il
resto viene da altre
regioni della Spagna o
sono stranieri che
alloggiano nella Masia».
C’è chi vive anche a 150
chilometri dalla Ciudad
deportiva: una
flottiglia di taxi
pagati dal club si
preoccupa di andarli
a prendere e poi
riportarli a casa.
Spesso durante il
tragitto un insegnante
aiuta i ragazzi nei
compiti per la scuola. A
tutto ciò dobbiamo
aggiungere una
cinquantina tra
allenatori,
massaggiatori e
dirigenza. Amor non lo
dicemail giocattolo
costa circa 15 milioni
di euro all’anno. Ben
spesi, visti i
risultati.
Il motto
Tra un prato e l’altro
la parola d’ordine che
senti uscire dalla bocca
degli allenatori è una
sola: «Pase y control ».
Passaggio e controllo e
poi ancora passaggio.
Rapido. La ripetono
all’inverosimile. Parte
da qui il famoso gioco
del Barça. «E’ proprio
così - conferma il
direttore della Cantera
-. Lo schema base di
tutte le nostre
giovanili è quello che
utilizza Pep: il 4-3-3.
Che vuol dire in primis
calcio d’attacco, di
personalità. I nostri
ragazzi vengono formati
con l’idea fissa di
dover dominare la
situazione in ogni
momento della partita
senza aver paura di
tenere il possesso
palla. Ecco l’importanza
della posizione, del
fraseggio e di saper
fare bene il "Pase y
control". Basta vedere
la televisione per
capire come per molte
squadre l’unica cosa
importante è vincere.
Non importa come. Noi
no. Vogliamo vincere ma
facendo vedere un bel
calcio, un calcio di
scuola». Guardandosi
attorno si nota subito
come queste parole sono
applicate alla lettera
da ragazzini di dodici,
tredici anni che
cominciano a danzare con
pazienza con il pallone
per poi affondare in
avanti. E allora non può
sorprendere che due
maghi del palleggio come
Xavi e Iniesta giochino
oggi fianco a fianco
nella stessa squadra.
Chi insegna questo
calcio sono per la
maggior parte allenatori
fatti in casa e
regolarmente diplomati.
«Se invece un tecnico
arriva da fuori deve
imparare in fretta ogni
nostro schema di gioco e
soprattutto lo spirito
del Barcellona. I
contatti tra loro e
Guardiola o il secondo
Villanova sono
frequenti. Tentiamo di
approfittare al massimo
del lavoro fatto dalla
prima squadra». Ancora
qualche metro e c’è il
campetto dei portieri.
Tuffi sulla linea,
uscite per i cross.
Movimenti a terra. Ma
soprattutto allenamento,
lungo e intenso, al
primo passaggio con i
piedi. «Da lì parte il
nostro gioco. Il numero
uno deve essere in grado
di passare bene la palla
verso il primo
difensore. E dare così
il "la" all’azione ».
I talenti
La selezione per entrare
è spietata di fronte ad
un’offerta per forza di
cose esagerata. «Io sono
il primo filtro,
analizzo il giocatore e
decido se può fare al
caso nostro - confida
Guillermo Amor -
Ogni giorno arrivano
segnalazioni da tutta la
Spagna. Inizialmente
mandiamo il nostro
responsabile di zona a
vedere il ragazzo. Se i
riscontri sono positivi,
entriamo in campo
noi. Ma non potete
immaginare quanta gente,
da tutte le parti del
mondo, si presenta qui
alla porta con il figlio
per chiedere un provino.
Criteri? Il potenziale
tecnico è fondamentale,
però ci informiamo bene
sui comportamenti nel
privato. Ed è vitale che
sia impegnato negli
studi ». Chi ce la fa è
già un piccolo talento.
«Che noi invitiamo
subito a mettersi a
disposizione del gruppo.
Perché la politica
giusta è far crescere
una squadra fin dai
primi stadi delle
giovanili, per esempio
dai pulcini, cementando
questo gruppo e
innestando nel corso
degli anni quegli
elementi che possono
farla davvero
migliorare. A
volte basta solamente un
giocatore a stagione».
Pensando al
Barça-meraviglia di
Guardiola dove i
canterani dell’undici
titolare possono
arrivare anche a otto,
vien da chiedersi cosa
ci riservi il futuro
blaugrana: «Devo
confessare che questi
sono anni particolari.
Mai avevamo avuto una
percentuale tanto
elevata di giocatori
delle giovanili in prima
squadra. Posso dire,
però, che oggi abbiamo
almeno una ventina di
ragazzi davvero speciali
che sono dei potenziali
fuoriclasse. E li
vedrete presto. Perché
il coraggio di lanciarli
sul grande palcoscenico
non ci manca di certo».
Amor nomi non ne vuol
fare, perché in agguato
ci sono una schiera di
procuratori e le società
più importanti del
mondo. L’ultimo scippo
firmato Arsenal, due
mesi fa, è stato Jon
Miquel Toral, 16enne
centrocampista del
cadete A. Arsène Wenger
(che nel 2003 aveva
strappato alla Cantera
anche Fabregas) gli ha
garantito un contratto
di quasi 900mila euro
per tre anni. E allora
qualche possibile Messi
lo indichiamo noi.
Segnatevi Jean Marie
Dongou, esplosivo
centravanti camerunese
del cadete A, arrivato
in Spagna grazie alla
Fondazione di Samuel Eto’o;
l’altro camerunese
Lionel Enguene, capitano
dei cadete B; il 13enne
coreano Park Sheng Ho,
attaccante strappato al
Real Madrid; e il
portiere Pol Ballester
della juvenil B.
L'Autore
Gianni Valenti,
43 anni, di cui gli
ultimi 17 passati al
'Corriere della Sera'.
Ex caporedattore
centrale, responsabile
delle edizioni locali,
Valenti ha avuto un
ruolo di primo piano
nella trasformazione
full color del 'Corriere
della Sera' e nel lancio
della free press
pomeridiana 'Anteprima
del Corriere della
Sera', esperienze che
gli serviranno
nell’operazione che
manderà in edicola nel
2008 'La Gazzetta dello
Sport' tutta a colori e
in formato tabloid.
Correlazioni
La Cantera. Così
crescono i fratellini di Messi
Fonte:
Gazzetta.it
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