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  Il portiere e la sua psicologia
  Autore: Fabrizio LORIERI - Fonte: Settore Tecnico F.I.G.C.
  Data di pubblicazione: 23 settembre 2015
 

Il portiere e la sua psicologia
Sin da quando ero bambino, appena terminata la giornata di scuola, il mio desiderio, come quello di quasi tutti i miei amici, era quello di ritrovarsi a giocare a pallone ovunque ci fosse uno spazio a disposizione (per strada, nei giardini, nei campi etc.), per fare una “partitina”. Partitina che poi sarebbe durata, il più delle volte, fino a sera inoltrata. A differenza di tutti gli altri amici, però, che si accaparravano subito il pallone per fare scorribande con la sfera ai piedi, io ero quello che, per prima cosa, pensava a “costruire” la porta, con qualunque cosa fosse in quel momento disponibile: due pietre, due giubbotti, due rami d’albero, due scarpe, insomma qualunque oggetto che fosse a portata di mano.
Successivamente, senza neanche discuterne, ero io quello che si piazzava in mezzo, diventando per tutti il PORTIERE. Mi è sempre piaciuto tuffarmi di qua e di là per abbrancare il pallone e sentirmi importanti per una parata. Mi inorgogliva il fatto che tutti mi cercavano, anche se forse lo facevano perché ero l’unico che voleva stare in porta. Io non sono diventato portiere, come spesso accade, perché ero scarso a giocare negli altri ruoli, il ruolo di estremo difensore non è stata una soluzione di “ripiego”; io ho voluto stare in porta ed ho avuto la fortuna di riuscire a fare quello che ho sempre sognato, sin da bambino: il portiere in

 
  L' Autore: Fabrizio LORIERI  - Allenatore Professionista di 1^ CTG. Preparatore Portieri Sassuolo Calcio
 

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