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Dipende ...
Il ruolo del preparatore atletico nei settori giovanili è
tutt’oggi oggetto di fervente dibattito e, a volte, aspre polemiche.
E’ opinione piuttosto comune che la figura del preparatore nei
settori giovanili sia inutile quando non addirittura deleteria.
Spesso si pensa al preparatore atletico come a quella persona che fa
correre i ragazzini attorno al campo, fa eseguire piegamenti e, nel
migliore dei casi, organizza il percorsino coordinativo copiandolo
da un libro. Per molti allenatori e dirigenti il preparatore
atletico è il nemico numero uno per un giovane calciatore, colui che
vorrebbe sostituire l’allenamento della tecnica con una bella serie
di skips. Se così realmente fosse, questi signori avrebbero tutte le
ragioni del mondo a tenere lontani questi loschi e pericolosi figuri
dal campo dove si allenano i bambini. In alcuni casi, questa
convinzione è stata alimentata dall’operato di alcuni colleghi con
scarse conoscenze e ancor meno scrupoli, che lavorano con i
ragazzini alla stregua di come lavorerebbero con gli atleti adulti,
limitandosi a diminuire le serie e le ripetizioni. Altre volte,
però, tali pregiudizi sono fondati unicamente sull’ignoranza o sulla
paura di provare nuove soluzioni. “Ai miei tempi ci davano la palla
e giocavamo senza tante storie, e nessuno si faceva male”. Quante
volte abbiamo sentito dichiarazioni del genere, anche da addetti ai
lavori? Ancora più dannosi sono quelle società e quegli allenatori
che ragionano in maniera diametralmente opposta: essi lavorano in
quei campi dove si persegue la logica del risultato ad ogni costo ed
il prima possibile perchè “se uno è un giocatore lo si vede già a
12-13 anni” (!!!). Ed ecco vedere ragazzini di 13-14 anni senza
sorriso (perchè se a un bambino piaceva correre senza la palla forse
andava a fare atletica!) impegnati in interminabili giri di campo,
balzi sugli ostacoli ed esercizi a volte inutili, ma più spesso
persino dannosi. Il risultato di tutto ciò? Escludendo le pochissime
realtà in cui lavorano persone capaci e alcuni settori giovanili di
elevatissimo livello, ci ritroviamo ad allenare ragazzini di 12-14
anni scoordinati, con un bagaglio motorio molto povero,
qualitativamente approssimativo e poco adattabile. Quante volte ci è
capitato di osservare un ragazzino che non ha mai eseguito una
capovolta, che non sa staccare correttamente utilizzando
indifferentemente il piede destro e quello sinistro, incapace di
coordinare il movimento di arti superiori ed inferiori? Per non
parlare della corsa, la cui tecnica è spesso affetta da errori
macroscopici e incapace di adattarsi alle variazioni di frequenza e
ampiezza richiesti dalle situazioni di gioco. L’esecuzione di
un cambio di senso o di direzione non dico buona, ma accettabile,
rappresenta il più delle volte un miraggio: che nostalgia pensando a
quando, da piccoli, si giocava a rincorrersi e ad evitarsi e si
imparavano questi “gesti tecnici” senza nemmeno sapere che fossero
tali! Ma forse ancora maggiore tristezza la si prova osservando nel
complesso le qualità fisiche dei nostri ragazzi: quasi il 30% di
loro sono sovrappeso o obesi, ma questo non dipende certo da noi
tecnici. In una percentuale ancora maggiore, soprattutto verso i
12-13 anni, i giovani calciatori mostrano una mobilità articolare ed
una flessibilità muscolare del tutto insufficienti per praticare uno
sport: quasi tutti presentano una rigidità della catena cinetica
posteriore (rachide e muscoli posteriori degli arti inferiori) che
comporta una cattiva esecuzione dei gesti tecnici e, in molti casi,
prelude ad una serie di fastidi e infortuni che impediscono ai
ragazzi di allenarsi e disputare le partite. In queste pagine ho
elaborato una serie di osservazioni e proposte a livello generale
che non rappresentano altro che una mia personale visione delle
cose, sperando che possano essere utili a far comprendere la reale
natura degli obiettivi da perseguire in queste fasce d’età.
Obiettivi generali
Ho riassunto gli obiettivi della preparazione giovanile in quattro
punti principali:
1) INCREMENTARE IL BAGAGLIO MOTORIO DEL GIOVANE CALCIATORE E
MIGLIORARNE LA QUALITÀ COMPLESSIVA DEI MOVIMENTI (COORDINAZIONE
MOTORIA)
2) ASSICURARE A CIASCUN GIOVANE CALCIATORE UNO SVILUPPO SANO ED
ARMONICO DEL PROPRIO FISICO, CON L’OBIETTIVO FINALE DI PORTARE TUTTI
GLI ASPETTI DELLA CAPACITÀ DI CARICO SPORTIVO AL LIVELLO PIÙ ELEVATO
POSSIBILE
3) MIGLIORARE LE CAPACITÀ CONDIZIONALI DEI GIOVANI CALCIATORI
4) CONTRIBUIRE A EDUCARE IL RAGAZZO AD ABITUDINI E COMPORTAMENTI
SANI E COMPATIBILI CON LA PRATICA SPORTIVA AGONISTICA, NONCHÈ AL
LAVORO QUOTIDIANO ANCHE FUORI DEL CAMPO
1) I principi per lo sviluppo degli obiettivi generali
Entriamo ora un pò più nello specifico, sviluppando ciascun
obiettivo generale in modo più dettagliato. Cominciamo dal primo,
cioé:
1) “INCREMENTARE IL BAGAGLIO MOTORIO DEL GIOVANE CALCIATORE E
MIGLIORARE LA QUALITÀ COMPLESSIVA DEI SUOI
MOVIMENTI (COORDINAZIONE MOTORIA)”
Per raggiungere questo importante obiettivo occorre, a mio avviso,
operare come segue:
1a) consolidare lo schema corporeo del bambino (fino a 6-8 anni)
Come:
- proporre giochi che permettano al bambino di scoprire e utilizzare
tutte le parti del corpo, imparare a riconoscerle e dar loro un nome
(con i bambini più piccoli). Verificare lo stato di padroneggiamento
del concetto di lateralità ed eventualmente proporre giochi ed
esercizi idonei per il suo consolidamento.
1b) migliorare tutti gli schemi motori di base (camminare, correre,
lanciare, saltare, rotolare, arrampicare...; dai 6 ai 10-11 anni)
Come:
- proporre giochi ed esercitazioni di carattere generale, con o
senza l’utilizzo di piccoli e grandi attrezzi. Trovare il giusto
equilibrio tra la variabilità delle proposte e la necessità di
consolidare gli schemi: occorre cioé evitare di cambiare tipologia
di esercitazioni in tutte le sedute; la ripetizione del gesto è
ancora la tecnica più efficace per il suo apprendimento!
1c) incrementare il bagaglio motorio del bambino (aspetto
quantitativo e conoscitivo del movimento, dai 6 ai 10-11 anni)
Come:
- proporre giochi ed esercizi prendendo spunto anche da discipline
diverse dal calcio
1d) migliorare la coordinazione generale dei movimenti curando la
precisione degli stessi anche a scapito della velocità esecutiva
Come:
-tenere presente quanto enunciato nei punti precedenti. Curare la
qualità del movimento anche a scapito della velocità esecutiva.
N.B.: la velocità esecutiva dei movimenti deve essere una capacità
da ricercare il più presto possibile, ma mai a scapito della
precisione del gesto. Se il livello di qualificazione lo consente,
si possono proporre semplici esercitazioni richiedendo ai bambini la
velocità esecutiva più elevata che gli consente di eseguire il gesto
in forma corretta ed efficace.
1e) migliorare le capacità coordinative specifiche del gioco calcio
(pre-requisiti, andature e movimenti specifici...; dai 10-11 anni in
poi, ma anche prima se il livello di abilità lo consente)
Come:
- nella categoria Esordienti, il lavoro coordinativo diviene più
specifico e si integra maggiormente con il lavoro tecnico. Le
esercitazioni di carattere generale continuano a essere presenti nel
programma di lavoro, ma assumono maggiore importanza quelle a
carattere specifico.
N.B.: le esercitazioni a carattere specifico non vanno confuse con
quelle a carattere speciale, da proporre in una fase successiva. Si
intende, con il termine “specifico”, la proposizione di esercizi che
insistano in modo particolare sullo sviluppo delle capacità
maggiormente coinvolte nel gioco del calcio (ritmizzazione,
differenziazione, destrezza, equilibrio...), cioè sullo sviluppo dei
pre-requisiti.
- Nella categoria Giovanissimi, in particolare nel secondo anno, le
esercitazioni coordinative assumono un carattere ancora più
specialistico, che definiamo con il termine di “esercitazioni
speciali”. Il lavoro è indirizzato nel senso della cura dei
movimenti tipici della disciplina. Secondo il livello di
qualificazione, si può cominciare un lavoro individualizzato per
ruoli, che rimane comunque una prerogativa della categoria
successiva, quella degli Allievi. .
2) "Assicurare a ciascun giovane calciatore uno sviluppo sano e
armonico del prprio corpo"
Il miglior investimento per qualsiasi società sportiva, specie se
professionistica, è quello di avere a disposizione giocatori sani
che possano allenarsi e giocare con continuità, riducendo al minimo
gli infortuni e i problemi fisici.
L’età infantile e l’adolescenza devono essere sfruttate per portare
tutti gli aspetti della capacità di carico del giovane calciatore ad
un livello elevato: così facendo, quando sarà il momento di
sottoporre il ragazzo ad un allenamento condizionale di alto
livello, il suo organismo sarà in grado di sopportare carichi
relativamente elevati senza problemi, raccogliendo i frutti del
lavoro degli anni precedenti.
L’obiettivo generale dell’allenamento fisico giovanile dovrà essere
dunque quello di costruire i pre-requisiti fisici che possano
garantire all’organismo del giovane calciatore, al termine dello
sviluppo, un grado elevato di capacità di carico.
Un grado elevato di capacità di carico significa che possono essere
tollerate senza problemi anche notevoli richieste di sforzo.
In particolare, una corretta preparazione fisica in un settore
giovanile deve perseguire i seguenti obiettivi specifici:
2a) Limitare l’insorgenza degli squilibri muscolari derivanti dalla
pratica agonistica del calcio
Come:
-proporre esercizi di ginnastica funzionale compensativa a carico
naturale che rinforzino i gruppi muscolari che tendono ad
indebolirsi e allunghino quelli con tendenza all’accorciamento (vedi
anche obiettivo 2b)
2b) Evitare l’insorgenza di eccessive retrazioni e accorciamenti
muscolari.
Come:
-proporre regolarmente esercizi di mobilità articolare, ginnastica e
allungamento già a partire dalla categoria dei Primi Calci sotto
forma di gioco.
E’ bene subito precisare, per evitare di incorrere in malintesi, che
l’allenamento della flessibilità con i bambini più piccoli ha un
carattere completamente diverso da quello delle fasce d’età
successive.
Si tratta di proporre giochi e esercitazioni in forma ludica che
interessino il corpo nella sua totalità e non esercizi di stretching
e mobilità scopiazzati dallo sport dei grandi.
Ricordiamoci che la mobilità articolare è l’unica capacità a non
necessitare di un allenamento per essere migliorata: è sufficiente
mantenerne un pò di quella che abbiamo già, visto che alla nascita
siamo tutti iperflessibili!
- Proporre esercizi posturali a quei giocatori che manifestano
eccessivi accorciamenti e retrazioni della muscolatura. Una volta
appresa la corretta tecnica degli esercizi, al giocatore dovrà
essere consegnata una scheda di lavoro da svolgere a casa. In
genere, faccio svolgere questo lavoro a casa a partire dalla
categoria giovanissimi e comunque in funzione dell’età biologica e
non di quella cronologica del giocatore. Quindi se la frittata è
stata fatta e ci ritroviamo con bambini di 11 anni con schiene
rigide come tavole, almeno cerchiamo di porre rimedio.
Insegniamo ai nostri ragazzi a respirare correttamente mostrando
loro alcuni semplici esercizi di ginnastica respiratoria.
2c) Minimizzare il rischio di infortuni e problemi fisici che
comportino l’assenza da allenamenti e partite
Come:
- prestare particolare attenzione all’entità complessiva dei carichi
proposti durante le sedute di allenamento. Per far ciò, occorre
un’attenta programmazione e determinazione della tipologia, del
volume, dell’intensità e della densità del carico, tenendo in
considerazione non solo le esercitazioni atletiche, ma anche quelle
tecniche. Evitare l’improvvisazione!
- Tenere sempre in considerazione, nella determinazione del carico
di lavoro, l’età biologica e non l’età cronologica o il livello di
prestazione del giovane calciatore.
Per far ciò, è utile conoscere l’età biologica di ciascun calciatore
attraverso l’analisi di alcuni parametri: questa analisi deve essere
svolta in collaborazione con il medico della società. In
alternativa, utilizzare il vecchio e caro buon senso e stare sempre
dalla parte del sicuro, ricordando che è in gioco la salute dei
ragazzi!
- Conoscere ed evitare di proporre gli esercizi pericolosi e non
adatti all’età e al grado di sviluppo dei giovani calciatori.
Mi capita ancora di vedere su molti campi di calcio, e non solo in
quelli di periferia, allenatori che chiedono ai ragazzini di
prendere sulle spalle il proprio compagno e portarselo a spasso per
“rinforzare le gambe”!!
- Utilizzare in modo corretto i mezzi di allenamento e conoscere le
conseguenze fisiologiche delle esercitazioni che si propongono.
Ad esempio, certe esercitazioni di balzi, pur non prevedendo l’uso
di sovraccarichi, sono riservati ad atleti evoluti e non a ragazzini
il cui apparato muscolo-tendineo è in fase di sviluppo.
- Avere pazienza!!! Il processo di maturazione fisica e di
acquisizione delle capacità atletiche è un processo che dura molti
anni e che è in funzione anche del talento del giovane calciatore
(componente genetica della capacità di carico). Un buon allenatore
deve saper attendere l’età ed il grado di sviluppo più adatti per
l’allenamento delle varie capacità.
- Educare i giovani atleti ad abitudini di vita sane e corrette
(vedi obiettivo generale n°4).
2d) Assicurare il mantenimento di un livello ottimale di mobilità
articolare, soprattutto a livello delle articolazioni direttamente
coinvolte nell’esecuzione dei gesti tecnici
Come:
- Proporre esercizi di mobilità articolare e di allungamento per
mantenere la capacità di mobilità articolare su livelli compatibili
con la pratica agonistica di una disciplina sportiva (vedi anche
obiettivo 2b).
Una buona mobilità articolare, oltre che garantire una minore
frequenza di infortuni, è indispensabile per la corretta esecuzione
di molti gesti tecnici (tiro di collo, finte, esercizi di dominio
del pallone...).
Il suo allenamento andrebbe considerato come “allenamento di
complemento della tecnica”, così come avviene in quelle discipline,
come la ginnastica, dove è addirittura oggetto di valutazione per la
determinazione del punteggio.
3) Migliorare le capacità condizionali dei giovani calciatori
L’allenamento condizionale dei giovani è un argomento estremamente
delicato in quanto, al contrario di quello tecnico-coordinativo, non
riguarda le capacità di controllo e regolazione del movimento, ma
coinvolge aspetti energetici e funzionali.
Spesso i giovani calciatori sono seguiti, nel loro sviluppo, da
allenatori con scarsa esperienza e privi delle necessarie competenze
e nozioni in materia di fisiologia dello sviluppo. In realtà,
l’allenamento giovanile richiede una attenzione ancora più grande di
quella necessaria per allenare atleti evoluti, in quanto si ha a che
fare con soggetti in fase di accrescimento e quindi particolarmente
vulnerabili.
Un corretto allenamento condizionale pone le basi per un successivo
sviluppo ottimale delle capacità atletiche, oggi indispensabili per
competere ad alto livello. Al contrario, se non si tiene conto delle
caratteristiche particolari di ogni ragazzo e si propongono
sollecitazioni non fisiologiche per l’età e il grado di sviluppo, si
rischia di arrecare seri danni o, nella migliore delle ipotesi, di
perdere tempo prezioso in infortuni e problemi fisici, magari
nell’assurdo tentativo di sviluppare una capacità che si sarebbe
potuta allenare con maggiore efficacia due anni dopo!
In particolare, propongo di procedere come segue:
3a) Analizzare lo stato di sviluppo individuale di ogni singolo
giocatore per rendere possibile un’azione positiva sull’organismo e
per evitare sollecitazioni e carichi sbagliati
Come:
- sottoporre, quando è disponibile un medico societario, i giovani
calciatori a visita auxologica almeno una volta l’anno (ad inizio
stagione) per verificarne lo stato di sviluppo e accrescimento;
- rilevare i principali parametri antropometrici (peso e altezza)
almeno tre volte nel corso della stagione;
- sensibilizzare le famiglie affinchè il giovane calciatore sia
sottoposto a visita endocrinologica qual’ora si riscontrassero
significative anomalie nello sviluppo del ragazzo.
- Ancora una volta, avere pazienza!!! Il processo di maturazione
fisica e di acquisizione delle capacità atletiche è un processo che
dura molti anni e che è in funzione anche del talento del giovane
calciatore (componente genetica della capacità di carico). Un buon
allenatore deve saper attendere l’età ed il grado di sviluppo più
adatti per l’allenamento delle varie capacità (repetita iuvant)..
4)
"Contribuire a educare il ragazzo ad abitudini e comportamenti sani
e compatibili con la pratica sportiva agonistica, nonchè al lavoro
quotidiano anche fuori del campo"
Allenatore e preparatore sono figure generalmente molto considerate
e ascoltate dai ragazzi anche in fase adolescenziale: devono perciò
far comprendere al ragazzo che per ottenere risultati nello sport è
indispensabile “fare vita da atleta”.
Pochi allenatori, purtroppo, insegnano i comportamenti corretti da
tenersi durante l’allenamento, come riscaldarsi bene prima di
effettuare gesti con la palla, utilizzare le attrezzature da campo e
quelle personali in modo appropriato, idratarsi etc.
In particolare occorre:
4a) Sensibilizzare il giovane calciatore sull’importanza di
allenarsi quotidianamente anche fuori del campo
Come:
- fornire al giovane calciatore una scheda di lavoro da eseguire a
casa. Tale scheda deve essere individualizzata sulla base delle
caratteristiche e delle carenze del soggetto e comprendere
soprattutto esercizi di posture, stretching e tonificazione che, per
ragioni di tempo o logistiche, è difficile eseguire con regolarità
al campo.
Le esercitazioni di forza riguardano esclusivamente esercizi
compensativi per i muscoli che nel calciatore tendono a indebolirsi,
quali ad esempio gli addominali e gli adduttori: si tratta, dunque,
di un lavoro preventivo.
Gli esercizi devono essere conosciuti e sufficientemente
padroneggiati, per cui vanno mostrati e provati diverse volte prima
di chiedere ai ragazzi di svolgerli autonomamente a casa.
Per mostrare gli esercizi, pochi, semplici ed efficaci, sfrutto il
periodo di inizio stagione, quando i ragazzi sono liberi da impegni
scolastici e ci si può allenare anche due volte al giorno: in questo
modo, si riesce a fare tutto senza sacrificare il lavoro tecnico e
limitare l’utilizzo della palla. Successivamente, durante la
stagione, con il diminuire delle sedute di allenamento, ogni 15
giorni circa verifico la correttezza esecutiva degli esercizi in
allenamento. Propongo questo tipo di lavoro a partire dal primo anno
della categoria Giovanissimi, ma è possibile anticiparlo in funzione
dell’età biologica e del livello di qualificazione (purchè il tipo
di esercitazioni sia idoneo per il grado di sviluppo stesso).
- Educare allo spirito di sacrificio, facendo comprendere ai giovani
calciatori che per raggiungere risultati importanti nello sport
occorrono, oltre a capacità e talento, allenamento e rinunce.
L’allenatore potrà raccontare le proprie esperienze personali,
utilizzare filmati di allenamenti di atleti di elevato livello etc.
- Sottoporre i giovani calciatori a test atletici almeno due volte
l’anno (inizio e fine stagione) per mostrare loro i progressi
conseguenti al lavoro proposto.
4b) Educare il giovane calciatore a comportamenti corretti e
funzionali alla vita da atleta
Come:
- dialogare con i ragazzi sull’importanza di una corretta
alimentazione e idratazione prima, dopo e durante gli allenamenti;
- coinvolgere la famiglia, chiedendo ai genitori di essere coerenti
di fronte alla richiesta della società di rispettare le regole;
- spiegare che occorre riscaldarsi in modo adeguato prima di
cominciare l’attività: in particolare, evitare di effettuare tiri in
porta o esercizi simili appena arrivati al campo;
-far comprendere l’importanza di un adeguato riposo per riuscire a
rendere al meglio in allenamento ed in partita;
- concordare insieme ai ragazzi le regole di comportamento da tenere
durante le attività della società e i relativi provvedimenti in caso
di mancato rispetto delle regole stesse (ordine nello spogliatoio,
cura del corredo e delle attrezzature, avviso in caso di assenza
dagli allenamenti, rendimento scolastico etc.)
4c) Informare e educare i giovani calciatori sulle conseguenze
dell’utilizzo di alcol, fumo e droghe
Come:
- confrontarsi con i ragazzi cercando di capire quali sono le loro
conoscenze e convinzioni in materia di utilizzo di alcol e droghe;
- organizzare momenti d’incontro con esperti sull’argomento,
coinvolgendo anche i genitori.
Osservazioni finali
I concetti sopra esposti hanno un carattere volutamente generale.
Non era mia intenzione, in questa sede, fornire un programma di
lavoro: qualunque programmazione richiede che prima si decida che
cosa è bene fare, e solo in seguito si discuta su come fare le cose.
Ho constatato che anche in molte società professionistiche non
esiste una programmazione tecnico-tattica per le varie fasce d’età;
in quasi tutte, poi, manca un piano di lavoro fisico-coordinativo.
Ogni allenatore, in assenza di linee guide da parte della propria
società, elabora una sua programmazione personale che riflette le
sue idee e le sue esperienze.
Credo sia fondamentale, per una società che voglia lavorare bene a
livello di settore giovanile, elaborare una propria programmazione a
cui poi gli allenatori si dovranno uniformare.
La mia intenzione è, nelle prossime settimane, proporre una
programmazione pratica per le varie fasce d’età.
Sarei felice di ricevere osservazioni e commenti su quanto scritto
in queste pagine.
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