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La fase
dimenticata: quella della decelerazione |
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Autori: Roberto Sassi e Ermanno Rampinini |
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10
Agosto 2010 |
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Molti sport di squadra, tra cui il
calcio, necessitano dell’esecuzione di
sprint di breve durata (5-7 secondi)
massimali o quasi massimali ripetuti nel
tempo. Inoltre, durante le partite, è
necessario decelerare e cambiare
continuamente direzione di corsa. Quindi
il gioco del calcio è caratterizzato da
continue accelerazioni, decelerazioni,
cambi di direzione e salti. La
letteratura si è concentrata sullo
studio della capacità di compiere sprint
ripetuti (Repeated sprint ability RSA)
considerandola una componente importante
della prestazione (Bishop, 2004).
Tuttavia gli studi hanno sottolineato
soprattutto le relazioni esistenti tra
RSA e capacità aerobiche,
supplementazione di creatina, e “buffer
capacity” durante gli sprint in linea
(senza decelerazioni o cambi di
direzione). E’ stato dimostrato che la
contrazione eccentrica gioca un ruolo
sull’insorgenza della fatica (Lakomy J.
and Haydon DT, 2004). Inoltre,
recentemente, in calciatori di elite
inglesi è stato dimostrato che tra il
primo e secondo tempo, le accelerazioni
calano del 7% circa e le decelerazioni
calano dell’8% circa (Rampinini, 2005
comunicazione personale). Date queste
premesse, appare importante ricordare
che la fase di decelerazione negli sport
di squadra gioca un ruolo importante
tanto quanto la fase di accelerazione.
Premesso che bisognerebbe arrivare
sempre a delle evidenze sperimentali, in
assenza di queste ultime l’allenatore ha
la necessità di “speculare” su quelle
che sono le evidenze già dimostrate per
effettuare delle scelte in allenamento.
L’ipotesi è che uno sprint seguito da
una decelerazione forzata o sprint
ripetuti con repentini cambi di
direzione, delle decelerazioni ed un
ulteriore sprint, per le modalità
tecniche con cui si effettuano possano
essere un mezzo di allenamento da
utilizzare in alternativa alle “macchine
da muscolazione” con cui si possono
effettuare movimenti “aspecifici”
rispetto a quelli che l’atleta effettua
in condizione agonistica.
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Il metodo che noi utilizziamo in fase di
allenamento e di recupero degli
infortunati con intensità e distanze
diversificate, consiste nell’effettuare
una rapida decelerazione in uno spazio
relativamente breve (che può variare dai
2 ai 4 metri) preceduta da una fase di
accelerazione su una distanza che varia
da 10 a 20 metri. Questo tipo di
esercitazione viene sviluppato in serie
e ripetizioni.
Un esempio:
* una serie di 5 accelerazioni sulla
distanza di 10 metri con circa 2,5 metri
di frenata forzata e con una micropausa
fra le ripetizioni di circa 30 secondi;.
* dopo una macropausa di 2 minuti si
eseguono altre 5 accelerazioni sulla
distanza di 15 metri con circa 3 metri
di frenata forzata e con una micropausa
di circa 45 secondi;
* dopo una macropausa di 3 minuti si
eseguono altre 5 accelerazioni sulla
distanza di 20 metri con circa 3,5 metri
di frenata forzata e con una micropausa
di circa 60 secondi.
* La frenata termina con la posizione
tecnica che generalmente il calciatore
effettua nell’azione di pressing su un
avversario.
In alternativa, utilizziamo una serie di
cambi di direzione (non superiore a
quattro) utilizzando dei coni posti alla
distanza di circa 5 metri uno
dall’altro. I coni sono posti sul
terreno in modo da disegnare percorsi
con angoli più o meno ampi. L’altezza
del cono e’ di fondamentale importanza
perché determina, toccandolo sulla parte
superiore, l’angolo di flessione al
ginocchio e quindi una maggiore o minore
lavoro muscolare dell’arto. Le pause tra
le diverse ripetizioni può variare tra i
40 e i 60 secondi, mentre il totale dei
cambi di direzione può variare dai 40
agli 80 a seconda degli obiettivi che ci
si è posti.
Quando il metodo viene utilizzato come
allenamento, l’impegno dell’atleta deve
essere massimale, l’obiettivo e’ quello
di raggiungere la massima accelerazione
sulle distanze prederterminate per
invece il metodo viene utilizzato in
fase post-riabilitativa l’intensità deve
essere ridotta ed i diversi percorsi
adattati al tipo di infortunio che ha
subito l’atleta. Questi tipi di esercizi
devono essere presi in considerazione
quando l’atleta avrà assenza di dolore,
e nel caso l’infortunio sia stato di
tipo articolare ci si dovrà accertare
che abbia acquisito la completa
articolarità e che il deficit di forza
orientativamente (in relazione
all’infortunio subito) non sia superiore
al 20 %. Essendo questi tipi di
movimenti di forza molto più specifici
per il gioco che effettuerà il
calciatore rispetto a quelli che
abitualmente vengono effettuati in fase
di riabilitazione classica, l’esperienza
pratica ci sta dimostrando un minor
tempo di adattabilità allo sforzo
intenso e quindi una ripresa più
accelerata dell’atleta infortunato.
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Discussione e
conclusioni |
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In assenza di dati definitivi da
sottoporre a statistica, ci limitiamo a
riportare che gli atleti dopo aver
effettuato questo mezzo di allenamento
hanno riferito una percezione dello
sforzo locale (local RPE), e che hanno
necessitato di alcuni giorni per
recuperare la dolenzia muscolare dello
stimolo (affaticamento muscolare dovuto
al lavoro eccentrico effettuato durante
le fasi di decelerazione).
Studi futuri sono necessari per
dimostrate l’efficacia di questo
particolare e specifico mezzo di
allenamento su:
1. miglioramento dei livelli di forza;
2. miglioramento del gesto specifico
(cambio di direzione, decelerazione);
3. prevenzione degli infortuni;
4. miglioramento della performance
atletica durante la partita.
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1. Lakomy J. and Haydon D.T.; “The
effects of enforced, rapid deceleration
on performance in a multiple sprint
test”, J Strength Cond Res, 18(3),
579-583, 2004.
2. Bishop D, Edge J, and Goodman C.;
“Muscle buffer capacity and aerobic
fitness are associated with
repeated-sprint ability in women”, Eur J
Appl Physiol,; 92(4-5):540-7, 2004.
3. Roberto Sassi; “La preparazione
Atletica nel calico (20 anni di
esperieza)” – Editori Calzetti &
Mariucci – Italy, 2001.
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Roberto Sassi, Preparatore Atletico
professionista
Ermanno Rampinini: Sport Scientist,
Responsabile Human Performance Lab, Mapei Sport
Service, Castellanza (VA). Esperto di ricerca
applicata alla prestazione in ambito calcistico.
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La fase
dimenticata: quella
della decelerazione
Autori: Roberto
Sassi e Ermanno
Rampinini
Fonte:
Assoallenatori |
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