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CANALE
PREPARAZIONE FISICA |
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Proposte pratiche
per la Preparazione Fisica Specifica con 2 o 3 sedute settimanali
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Autore:
Prof. Christian Ferrante
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Fonte:
AIAC Emilia Romagna
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Staff vincente
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Il preparatore atletico nei campionati
dilettantistici ricopre, ove presente, un ruolo
assai delicato che richiede competenza,
professionalità, buon senso ma che soprattutto
deve interagire perfettamente con il capo
allenatore.
Solo con una corretta sinergia dei due ruoli si
potranno ottenere i risultati sperati, inducendo
nell’atleta un carico interno ottimale. Ciò
potrà consentirgli una crescita costante
nell’arco della stagione e soprattutto limitare
al minimo il numero e l’entità degli infortuni.
Il mantenimento e la crescita dei parametri
condizionali, la prevenzione e la rieducazione
sul campo degli atleti sono da sempre i compiti
del preparatore atletico, ora credo che tale
figura, specie nel calcio dilettantistico, debba
conoscere e valutare i giocatori anche durante
l’allenamento con la palla. Solo in tale modo
potrà programmare ottimamente un idoneo carico a
secco per l’atleta ed il gruppo. Ciò potrebbe
essere semplificato dalla presenza di un
allenatore tuttofare, ma ne verrebbe a discapito
un’ottimizzazione dei tempi ed un controllo più
mirato che ritengo essere l’arma vincente nel
calcio dilettantistico.
Se si pensa al numero di ore che si allena un
dilettante (4 - 6 ore + la gara), dopo avere
lavorato pesantemente in precedenza, si capisce
come l’aiuto di un preparatore consenta di
lavorare a gruppi omogenei, individualizzando
quanto più possibile il carico di lavoro.
Allo stesso tempo permette all’allenatore di
migliorare un reparto o un aspetto tattico senza
pause o tempi morti. Integrare il lavoro del
capo allenatore significa conoscere il mesociclo
di lavoro tecnico-tattico che verrà sottoposto
alla squadra, valutarne il carico interno per
stabilire i contenuti condizionali da proporre a
secco perché non espressamente toccati con le
esercitazioni con palla.
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Lavorare con o senza palla?
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Credo che ad ogni livello ma soprattutto nei
campionati dilettantistici si debba privilegiare
un lavoro fisico ad alta intensità con la palla,
ma solo con il lavoro a secco si possano
stimolare parametri condizionali specifici che
ci permetteranno una buona tenuta atletica
per tutta la stagione. Se da un lato il lavoro
con la palla stimola e gratifica maggiormente
l’atleta, il lavoro a secco lo salvaguarda
maggiormente, permette recuperi e carichi mirati
ed individualizzati limitandone gli infortuni
grazie alla corretta valutazione del carico
interno a cui è sottoposto l’atleta.
Da ciò si desume come un buon mix fra i due
aspetti dell’allenamento sopracitati rappresenti
l’ideale modo di proporre un corretto e moderno
allenamento. L’atleta si
sentirà motivato al lavoro, seguito e monitorato
da uno staff di persone che opera per migliorare
e salvaguardare il suo stato di forma.
Non esiste comunque una percentualizzazione del
lavoro standard e ottimale, sarà infatti compito
dello staff modulare il lavoro fisico specifico
con quello tecnico tattico.
Tuttavia rapportando le percentuali di carico
nelle squadre in cui ho lavorato (dalla
Primavera alla 1° Cat. ) i valori variano di
pochissimo con la media seguente:
· 32% preparazione fisica specifica,
· 23% preparazione speciale,
· 24% preparazione tecnico-tattica,
· 21% preparazione fisica generale.
Ritengo quindi che i quattro parametri presi in
esame debbano essere quasi paritetici durante la
stagione agonistica, con variazioni ad
incremento del carico generale e della
fisica specifica durante i periodi preparatori,
ciò per non creare squilibri che
penalizzerebbero aspetti altrettanto importanti.
[...]
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L'Autore
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Prof. Christian Ferrante, Preparatore Atletico
squadra Primavera Bologna F.C. 1909 |
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Maggiori info sulla
relazione
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