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Psicomotricità: metodo di crescita

 
  Autore: Marco TRETTENE - Fonte: AIAC Verona

 

 
  Data di pubblicazione:  23 luglio 2011
 

Sviluppo e crescita: una delle caratteristiche principali dell’ attività psicomotoria risiede nel fatto di volere, attraverso il suo intervento, indirizzare un soggetto a sentire, percepire, sviluppare, conoscere ed attuare quelle che sono le peculiarità del nostro essere persona indicando, attraverso l’aspetto ludico-motorio, esclusivamente quello che è il percorso evolutivo che ci suggerisce e che, talvolta se non aiutati, non siamo in grado di seguire.
Nell’uomo l’evoluzione avviene per fasi nelle quali per l’ appunto si cresce e ci si differenzia; l’importante è che queste fasi vengano vissute in maniera sequenziale, una dopo l’altra.
Le parti e il soggetto come tale si modificano nella loro interezza, in quanto l’uomo è un’unità psico-fisica che cresce e si sviluppa in maniera unitaria. Ogni funzione ha il suo momento di comparsa; è incline a fare tutto ciò che ne conserva l’ esistenza ed esercita la sua attività nel mondo volto a perfezionare il suo essere. Vive di una spinta irrefrenabile verso nuove esperienze, la sua evoluzione è in funzione della maturazione e dell’ apprendimento.
Ed è nel corpo che si afferma in ogni persona l’ originalità, storica, geografica piuttosto che psicologica in quanto è ciò che individualizza l’uomo in quanto essere; il nostro corpo non è soltanto il mediatore del nostro pensiero, è la nostra stessa umanità piuttosto che ciò che ci consente di essere, rimanere e vivere il mondo che ci circonda.
Siamo anche costituiti da diversi tipi di maturità, connessi alle diverse fasi di sviluppo, nella cui espressione sono anche presenti l’ aspetto emotivo e intellettuale dell’essere uomo, per i quali siamo in grado di identificare, definire, assieme ai criteri sopra menzionati, lo sviluppo in relazione allo stadio al quale il soggetto appartiene; come tale sul cammino di maturazione l’uomo è guidato dagli istinti (forze interne) e contemporaneamente dalla capacità di adattarsi all’ambiente esterno che pone ciascuno di noi nel farci accettare che abbiamo dei limiti, dei confini.

Il gruppo: nel significato preciso, circoscritto che diamo alla crescita individuale si inserisce e amplifica il nostro intervento, il lavoro che si viene a svolgere con la creazione di gruppi che consentono al soggetto di poter partecipare ad un’ attività che può, con l’interazione degli altri compagni presenti, consentirgli di accorciare, affinare, vivere in un confronto adeguato e protetto un’esperienza mirata e circostanziata ad evidenziare le potenzialità del momento della crescita.
Diventa un laboratorio di esperienze per integrare movimento, azione, pensiero ed emozione, attraverso desiderio, piacere e creatività.
Come finalità le attività proposte favoriscono lo sviluppo dell’aspetto espressivo del corpo e del suo linguaggio; rappresentano uno stimolo, un’esperienza, un’occasione in cui si uniscono in un solo agito azione, pensiero ed emotività che si attivano e si integrano, attraverso motivazioni e desideri collegati al gioco, al piacere di fare, alla fantasia, alla creatività.
La strutturazione di un ambiente sereno, divertente, collaborante, accettante favorisce l’incontro, la condivisione, il dialogo, il confronto.
C’è da dire talvolta che certe lacune ce le portiamo dalla nostra infanzia ed è proprio perché da bambini non abbiamo sperimentato, magari solo parzialmente, che nei successivi momenti di crescita non siamo in grado di operare in sintonia con quello che facciamo in quanto ci mancano “dei tasselli, dei passaggi” fondamentali al nostro scopo.

E’ come pensare di poter compiere un’ azione che ci viene proposta verbalmente; attraverso le nostre competenze riusciamo ad avvicinarci alla performance richiesta ma non potremmo farla in maniera adeguata se non dopo che abbiamo realmente acquisito tutte le indicazioni, percezioni, reazioni, azioni e stimoli che ci sono indispensabili per portare a termine quel determinato lavoro ovvero aver assimilato quell’ esperienza utile a rendere quello che vogliamo fare utile, preciso ed economico nell’ ambito di quel fatto specifico in corso. E questo può essere motivo e spunto per allargare la discussione successivamente.

Per ciò che riguarda il secondo punto “Dimenticare”, rientra nel bagaglio di ogni persona sia in senso mentale che in senso motorio che è quello che ci interessa in termini più specifici; di certo ogni giorno chi più o chi meno sperimenta questa sensazione di difficoltà e di incertezza.
In ambito psicomotorio questa caratteristica rientra comunemente nella relazione che si instaura, o meglio diventa evidente perché si sviluppa in contesti specifici a livello motorio; si creano attraverso il gioco o un’attività ludica, delle difficoltà, per esempio a compiere un’ azione in termini di prassia, ovvero di movimento, per cui il significato e la realizzazione del movimento vengono esemplificati in forma parziale, poco mirata allo specifico, inadeguatamente e quindi poco rispondenti allo scopo, alla finalità dell’ atto stesso.

E’ “dimenticare”, tanto per fare un’ esempio, di non essere più capaci di correre in maniera armonica e funzionalmente adeguata, ma è un’ atteggiamento da recuperare non tanto, e non solo a livello di memoria psicologica, ma sotto l’aspetto di memoria legata alle emozioni, sensazioni e percezioni “fini” che ci provengono da un corpo che, magari è allenato e apparentemente pronto, ma che allo stesso tempo non arriva a “ sentire e sentirsi” per espletare in maniera organica e precisa il prefissato (propriocettività ed enterocettività).
Questa è una caratteristica specifica nell’ atteggiamento psicomotorio di andare, ove necessita e dove è possibile, a recuperare per esempio anche tra le persone adulte, tra persone che hanno un’ atteggiamento apparentemente corretto, adeguato e funzionale, dei vissuti corporei e psico-corporei che sono stati, per una serie di motivi ridotti e o alterati in funzione di capacità che si sono modificate nel tempo e/o sono state modificate da eventi, tensioni e anomalie intercorse sul cammino dell’ attività ( in ambito sportivo per esempio un’ infortunio o un periodo di inattività forzata).

Pur essendo dei soggetti altamente specializzati abbiamo bisogno di sperimentarci e insistere nello sviluppare quelle caratteristiche uniche che ci consentano di distinguerci in quella determinata attività.
Serve in questo senso saper acquisire quindi maggior autonomie legate al corpo per poter leggere e saper indirizzare le nostre energie ad elaborare strategie che ci consentano di abbassare l’ attenzione, perché introiettata dal corpo stesso indirizzando, con l’aiuto e lo scambio immediato di informazioni con la mente, ogni atteggiamento ad evolversi e a migliorarsi progressivamente con la coscienza, fisica e psichica, di aver aumentato le proprie performance.

Bibliografia
AA.VV. , Il corpo in gioco, Ed. ReS, VR 2002
Appunti da lezioni, VR 2002
Aucouturier B., Il metodo Aucouturier, Ed. Franco Angeli. 2005
Gobbi G., La percezione del corpo, Quaderni ReS- n. 2 VR 2001
Gobbi G., Psicomotricità e dintorni, Ed. ReS, VR 1999
Le Boulch J., L’educazione del corpo nella scuola del domani, Ma.gi, Roma, 2000 (1998)
Winnicott D.W., Gioco e realtà, Armando, Roma, 1974 (1971).

 
    L' Autore  
 

 

  Canale Preparazione Fisica

Marco TretteneMarco TRETTENE è Psicomotricista dal 2003 ed ha acquisito un ulteriore biennale di specializzazione in tecniche di rilassamento, conseguiti entrambi presso il Ciserpp di Verona. E' iscritto all’albo della Fipm (Federazione italiana psicomotricisti) dal 2005, in formazione permanente. Ha lavorato per oltre dieci anni presso la casa di riposo di Mezzane di Sotto, Verona. Dall’ottobre 2008, si occupa di coordinare le attività motorie dei centri A.I.A.S. di Verona, lavorando prevalentemente presso la struttura di via Sicilia 69 in Verona. Ha sviluppato progetti per lo sport e interventi sull’approccio e sulla preparazione mentale all’evento agonistico, sulla coordinazione, sulla individuazione e sul riconoscimento dello schema corporeo con alcune squadre di calcio e in ambito pongistico. Attualmente partecipa a progetti psicomotori educativi di gruppo e ad attività di intervento individuale, lavorando in prevalenza nella fascia di età dell’ infanzia e della scuola primaria.

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