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Lo scienziato

Thomas Tuchel sta rivoluzionando il Borussia Dortmund sin dai più piccoli dettagli e i risultati finora sembrano dargli ragione. Ritratto di un filosofo della scienza prestato al calcio.

Prologo. 15 Aprile 2015. Il Borussia Dortmund ha appena subito la tredicesima sconfitta in Bundesliga ed è decimo in classifica, ma sta lentamente risalendo la china dopo l’inizio che lo aveva visto sprofondare fino all’ultima posizione in classifica, lasciata definitivamente solo a febbraio.

L’allenatore Jürgen Klopp ha voluto organizzare una conferenza stampa, a cui partecipa in prima persona, assieme al presidente del club, Hans-Joachim Watzke e al direttore sportivo, Michael Zorc. Mentre parla, il tecnico non riesce a mantenere il suo solito sorriso: guarda in basso ed è scuro in volto, quasi sul punto di commuoversi.

 

Dopo sette anni di Dortmund, l’allenatore che ha riportato i gialloneri ai vertici del calcio europeo, vincendo due campionati, una Coppa di Germania e tre Supercoppe tedesche, oltre a sfiorare la Champions League nella finale tutta tedesca con i rivali del Bayern Monaco, ha deciso di lasciare il suo incarico alla fine della stagione.

«Questo club merita di essere allenato da un tecnico che sia a posto al 100%. Ho sempre saputo che, se avessi avuto la sensazione di non essere più l’allenatore giusto per questa società straordinaria, lo avrei detto chiaramente. Nelle ultime settimane e negli ultimi giorni mi sono reso conto che la risposta chiara alla domanda non era più un “sì” categorico. È un passo enorme riconoscere che finisce qualcosa che vorresti non terminasse mai».

Thomas Tuchel, der Sportwissenschaftler

L’ultimo capitolo dell’era Klopp si è chiuso, senza lieto fine, il 30 maggio con la finale di DFB Pokal persa 3-1 contro il Wolfsburg.
Il sostituto, scelto dalla dirigenza del club già il 19 aprile, è forse il tecnico più brillante della rampante scuola tedesca: Thomas Tuchel. L’allenatore in grado di portare per ben due volte in Europa il Mainz, costantemente tra le peggiori cinque squadre della Bundesliga per ricavi, conquistando il quinto posto nel 2011, aveva lasciato il suo incarico al termine della stagione 2013/14. Già mentre allenava a Magonza era stato accostato a molte squadre tedesche e addirittura alla Nazionale di Löw nell’anno pre-Mondiale.

 

Le offerte erano nuovamente piovute appena rassegnate le dimissioni, ma Tuchel aveva deciso di prendersi un anno sabbatico, al termine del quale ha accettato la proposta del Borussia Dortmund, club ideale per consacrarsi definitivamente sulla scena tedesca e internazionale.
 

Sia il 42enne Tuchel che Klopp hanno iniziato la loro carriera da allenatore professionista al Mainz ed entrambi non hanno una grande carriera professionistica alle spalle, avendo raggiunto al massimo la 2. Bundesliga, la Serie B tedesca. Nonostante due percorsi simili, l’epiteto di “nuovo Klopp” affibbiato a Tuchel è alquanto superficiale.

Innanzitutto per le differenze nello stile comunicativo: se l’ex tecnico giallonero è energico e spesso emozionale, sia nel parlare che nel linguaggio del corpo, Tuchel è più freddo e razionale, anche nelle sue risposte ai giornalisti: quando parla di calcio il suo approccio è scientifico e passa con scioltezza da argomenti quali la tattica alla nutrizione, fino agli studi sul cervello e l’apprendimento umano.

Tuchel ha l’aria del luminare, tanto che in Germania lo hanno soprannominato “Sportwissenschaftler”, letteralmente “scienziato dello sport”, per sottolineare il suo approccio multidisciplinare.

Quando era ancora calciatore, per volere della madre, ha studiato fisioterapia e scienze sportive, mentre nel 1998, una volta chiusa la carriera per un problema cartilagineo cronico, si è laureato in economia aziendale.

Durante la sua esperienza da allenatore del Mainz ha lavorato a stretto contatto con il Professor Wolfgang Schöllhorn, stimatissimo neuroscienziato, studioso dell’apprendimento differenziale.

Tuchel ha passato il suo anno sabbatico a studiare calcio e tattica, concentrandosi soprattutto su come produrre un possesso palla che non sia fine a sé stesso, un mezzo piuttosto che una filosofia, rielaborando anche concetti di altri sport e consultandosi con allenatori di pallacanestro e pallavolo. Al settimanale tedesco Die Zeit, ha dichiarato di apprezzare l’applicazione della statistica al gioco del calcio, anche quella più avanzata. «La visione scientifica dello sport, la matematica applicata al calcio è in grado di dare un contributo davvero interessante. Io stesso ho incontrato personalmente Matthew Benham (statistico ed ex-scommettitore professionista, ora proprietario del Brentford e dell’FC Midtjylland, nda): è stato

 

affascinante sedersi allo stesso tavolo con un esperto in grado di costruire un modello matematico basato sui dati ricavati dalle partite passate e di prevedere i risultati futuri con le rispettive probabilità.
Lui stesso dice che non potrebbe mai allenare una squadra di calcio, ma di essere in grado di dire da quale posizione un attaccante avrebbe le maggiori probabilità di segnare, perché il suo modello ha analizzato un’infinità di tiri nello specchio e continua a farlo tuttora (vedi alla voce Expected goals, nda)»  
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