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Se no che gente saremmo. Autore: Gianfelice Facchetti
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  Se no che gente saremmo. Giocare, resistere e altre cose imparate da mio padre Giacinto
  Autore: Gianfelice FACCHETTI

 

  Recensione: Sarasa Splinder.com

 

 

Data di pubblicazione nel sito: 22 ottobre 2011

Visualizza sito Casa Editrice

 

  Presentazione

 

 

E' difficile inquadrare, recintare, confinare questo libro nell'angusto spazio dei "libri sportivi"... si fa presto a dire "è un libro del figlio di Facchetti, su Facchetti, quindi parla di calcio", però non è così.

Il calciatore-Facchetti passa spesso in secondo piano, nel corso della narrazione anche di aneddoti legati al campo da gioco, per lasciare il palcoscenico al padre, al marito, all'amico Facchetti, attraverso le esperienze che l'autore rievoca, quelle vissute in prima persona e quelle raccolte in questi anni, ora condivise.

Gianfelice aveva già messo parte del suo personale rapporto con il padre nella rielaborazione teatrale di un mito greco, "Dedalo & Icaro srl", ma in modo meno esplicito, comunque filtrato dalla storia e quindi non riconducibile sollo alla sua esperienza.

Aveva già affrontato ed esorcizzato anche il tema della paura della morte, tipico del mondo occidentale, in un altro spettacolo, "Nel numero dei più", ed il contrasto tra un'Italia che non c'è più e quella che ci troviamo davanti al giorno d'oggi in "Aumma"... e quindi non stupisce che questi temi riemergano con forza nel libro, non in semplici ripetizioni di cose già dette ma per fissare qualche punto fermo, per - ne sono praticamente certo - non doverci tornare più. C'è il ricordo non triste di un padre che è morto, la descrizione pacata della conflittualità generazionale che caratterizza il rapporto tra genitori e figli, il riassunto senza astio o rivalsa delle cattiverie e indegnità affrontate in 5 anni.

Lo posso dire senza tema di smentita, perchè l'ha detto lui in maniera garbata ma decisa, prima durante e dopo la presentazione (e nel libro): si è stufato di difendere in tutte le sedi (pubbliche, giudiziarie e mediatiche) la memoria di suo padre. Perchè non ce n'è bisogno, la storia è chiara, chi ha provato ad infangarne la memoria può aver attecchito nella testa di alcuni poveretti, ma in generale gli schizzi di fango rimbalzano e tornano indietro verso chi li ha lanciati. Non c'è più quindi alcuna battaglia da combattere, per lui. Era qualcun altro (la stessa FIGC) per altro a doverla affrontare, se avesse avuto interesse a cambiare questo mondo marcio del calcio italico.

Il libro non è un'agiografia di Giacinto Facchetti, quanto il ricordo di un mondo di valori. Un ricordo che sia di stimolo a cercarli nel presente e nel nostro futuro, non nel passato che non può tornare.

Ho letto il libro tutto d'un fiato oggi, dopo essenre stato alla presentazione martedì sera. Una serata molto bella, in una sala (lo Spazio Oberdan) stracolma di persone che a Giacinto Facchetti hanno voluto e continuano a volere bene, per quello che è stato. Un incontro iniziato con poche semplici parole "siamo qui per presentare un libro su Giacinto Facchetti" che fanno partire spontaneo un lungo applauso con standing ovation, e proseguito tra letture di brani del libro (concitata e forse troppo "teatrale" quella di Lella Costa, timida e garbata quella del figlio di Candido Cannavò, ferma e decisa quella del frequentemente bistrattato - a causa sua e di quello che scrive eh! - Severgnini, che esorta a non indietreggiare mai, quando qualcuno osa "paragonare l'imparagonabile"), musica (un ottimo trombettista ci accoglie in sala e ci saluta alla fine, sulle note di "you'll never walk alone", ed oltre a lui Gaetano Curreri degli Stadio introduce il video della bella canzone "Gaetano e Giacinto", dedicata al Cipe ed a Scirea) e soprattutto testimonianze.

Molti iinfatti i testimoni di qualcosa condiviso con il nostro numero 3, dai calciatori alle figure istituzionali: il gigante buono Toldo, il quasi mistico Cordoba (silenzio assoluto in sala mentre afferma sicuro che "è qui in mezzo a noi ora") che racconta la grinta trasmessa prima delle partite e di come la sua scomparsa sia stata una molla in più, nella stagione 2006-2007, Bonimba e Ferri, da Facchetti aiutati e riportati alla base nerazzurra, i ricordi del milanista ma amico vero Danova e del quasi "autista" Adelio Moro...

Un umanissimo Massimo Moratti viene sorpreso, nel momento di raccontare il "suo" Cipe, con in mano la pistola giocattolo del piccolo Lupo, il figlio di Gianfelice, ed è un ricordo quasi commosso su quell'intera generazione (e forse pure della propria gioventù); Tronchetti Provera ricorda l'assoluta assenza di malizia di Giacinto e lo stupore che provava di fronte a situazioni per lui incredibili (testimoniato pure dalla frase che da il titolo al libro, "nella vita si dice una cosa ed è quella. Se no che gente saremmo?"), Bedy Moratti ricorda le trasferte insieme, la sofferenza condivisa ed i bei momenti, il direttore della Gazzetta Andrea Monti mostra un modesto riavvicinamento al mondo Inter dopo gli strappi estivi.

L'unico che riesce a dire una cosa con pochi fondamenti logici-storici è Paolillo, per il quale "Facchetti fu da subito uno dei miei preferiti, dalla prima volta che lo vidi" (è noto, e lo hanno ricordato pure martedì sera, che all'inizio i commenti di stampa e pubblico verso questo spilungone strappato all'atletica erano poco lusinghieri. Quindi o Paolillo era un veggente, e ne dubito, oppure as usual di calcio non capisce granchè ...

Vorrei chiudere questa recensione del libro e testimonianza della serata con un'altra frase dell'indimenticabile Bandiera nerazzurra, prima di andare allo stadio per il mio debutto stagionale, sperando che porti bene:
"Ho sempre giocato per vincere. Anche da ragazzo, quando si giocava per strada, si giocava per vincere. Non ho mai capito come si possa giocare e non cercare di vincere. Se non ci riesci, va bene, l'importante è sapere che hai fatto tutto il possibile." 

 

  L'Autore

 

 

Dopo la laurea in Scienze dell’Educazione, si forma presso la scuola di teatro di Quelli di Grock. Dal 2000 collabora con diverse realtà teatrali educative come la Casa Circondariale di Monza e l’Istituto dei ciechi di Milano(dove è andato in scena con il Teatro al buio), impegni che alterna al lavoro con la Compagnia teatrale Facchetti/De Pascalis, di cui è regista, autore e attore. La sua carriera di attore cinematografico ha visto la partecipazione sia a fiction televisive, tra le quali Il grande Torino e Il Pirata - Marco Pantani, che a film per il cinema come L’aria del lago. Ha collaborato con il Corriere della Sera. Nel 2010 ha iniziato a collaborare con Le Iene con un servizio sulla vivisezione. 

 

  Info

 

  Se no che gente saremmo
Editore: Longanesi
Autore: Gianfelice FACCHETTI
Numero pagine: 182
Anno pubblicazione: ottobre 2011
Lingua: italiano
Disponibilità immediata
Disponibile su ebook a € 9,99
Prezzo copertina: Euro 14,00
Via Gherardini 10, 20145 Milano, Italy
info@longanesi.it
 
 

 

Se no che gente saremmo. Autore: Gianfelice Facchetti

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